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Moon River

1 Mag

Siamo su una barchetta sul fiume.
Rapide e momenti di quiete.
Le rapide sono pericolose, ma ci si diverte.
I momenti di quiete sono godibili, ma si deve fare fatica remando.
Attenzione alle rocce, attenzione all’acqua.
Trovare rifugio sulle rocce, trovare vita con l’acqua.
Seguiamo la corrente. Ma non significa che non decidiamo. Decidiamo di seguire la corrente. E possiamo correggere la traiettoria.
Quanto è bello il panorama?
Uccellini indaffarati che fanno amicizia.
Pesci che si innamorano.
Alberi che cercano di migliorarsi.
Montagne che insegnano architettura.
Sole che saltella.
Arcobaleni che festeggiano.
Luna che canta.
E sfociamo nell’infinito.

Prendiamoci una pizza

1 Apr

Prendiamoci una pizza.
Mangiamola sul divano.
Non importa se sbricioliamo o sporchiamo.
Take it easy.
Pizza.
Film.
Noi due.
E le nostre piante.
Con le foglie che seguono il sole.
Spuntano i primi fiori.
Ci vuole tanto per sbocciare.
Ci vuole tanta semplicità.
Ci vuole volontà.
Piccolo. Spunta. Si colora. Si apre. Sboccia. Profuma.
Poi cadono.
Poi rinascono.
In un cerchio continuo.
Il cerchio della vita.
(Lo si può dire senza prendere in braccio un leoncino?)
C’è la pizza.
Leggerezza.
Senza pensieri.
(Si può dire senza un facocero e un suricato?)
Questo è un piccolo fiore per te.
E una pizza.
Una pizza margherita.

(Senti, a ‘sto punto ci guardiamo “Il re leone”?)

Le linee lungo la strada

1 Mar

Il sole splende, avvolgi la sciarpa attorno al collo, chiudi la porta di casa e ti tuffi nella fresca mattina. Non hai messo gli occhiali da sole perché vuoi gustarti appieno i colori frizzanti. Sorridi guardando le persone che camminano attorno a te, ognuno ha una sua melodia.
Vivi in questa città da poco, è ancora una sorpresa continua: i fiori del negozio all’angolo, il modo in cui i cani trotterellano, la fierezza dei cartelli, il modo in cui l’aria reagisce ai tuoi movimenti.
Dovresti pensare al lavoro, ma hai deciso di dedicare qualche momento a te. Autobus? No dai, oggi è da passeggiata.
Le linee lungo la strada ti collegano a quelle persone che hai incontrato e che ti hanno accompagnato fin qui. Ora sono laggiù, perse nei ricordi – batticuori, videochiamate notturne, sogni lasciati a metà…
Dei piccioni senza dirsi niente all’improvviso spiccano il volo.
Arrivi alla biblioteca: sembra un anziano quieto che sorride al futuro. Entri. È modellata nel legno e nel silenzio. Passeggi tra gli scaffali accarezzando i libri. Qualcuno lo prendi, lo apri, e ti nutri di frasi offerte dal caso.
Segui una freccia che riporta la parola “bar”. Ordini una tazza di caffè ed esci sulla terrazza della biblioteca: la vista è su tutta la città. Il cielo è di quell’azzurro che quando lo guardi dici: “azzurro”.
E lì ti immergi nella lettura di queste mie parole per te.

Origami

1 Feb

Treniaerei ci dividono. Tu chissà dove sei. E io sono qui. Qui dove? Sono qui a scriverti, non mi vedi? Sono quello che sta digitando la frase “sono quello che sta digitando la frase”. Ora però sono passato a scrivere altro.
Ci incontriamo per fugaci appuntamenti in stanze di hotel fatte di pagine.
Arriviamo separati, da direzioni casuali. Alla reception ormai ti conoscono, ti fanno un cenno come a dire “ti aspettavamo”. L’ascensore ti eleva verso l’iperuranio. Solito numero di stanza – sai quale, è inutile che te lo ricordi. Apri la porta, la carta da parati è sempre diversa, sempre una piacevole sorpresa. Dentro ci sono io, sto guardando fuori dalla finestra; mi volto e ti sorrido.
Rieccoci finalmente qui nel nostro nido sicuro: ci raccogliamo in racconti, ci avvolgiamo con avverbi, ci aggreghiamo con aggettivi… così viviamo i nostri appuntamenti di appunti.
Desideri realizzati a origami.
Sfiniti, ci guardiamo negli occhi, occhi diventati rossi a scolpire poesia che possa viaggiare nel tempo: quando nascono queste parole? Nascono quando le scrivo, quando le leggi, quando le rileggeremo, quando le rileggeranno… Sculture sommerse dalla terra che tornano a respirare, tra erba e pietra; esistono sempre e non smetteranno mai di esistere.
Treniaerei tornano a dividerci. E io sono sempre qui, nella nostra stanza di hotel a scriverti che sono sempre qui, nella nostra stanza di hotel ad aspettarti per far nascere insieme nuova eternità.

unalbero

1 Dic

Sai che gli alberi comunicano tra loro? Le radici si cercano sottoterra, si intrecciano, si scambiano informazioni e si aiutano.
Piantiamo un albero.
Scavare
la terra.
È farinosa e sa di vita. Pronta ad accogliere mentre prosegue il cammino.
Sollevare
un albero,
adagiarlo
nella
terra.
Comodo, dritto, per dargli una casa in cui passerà l’esistenza; si nutrirà e prenderà il sole, socializzerà e ti saluterà ogni volta che passerai, accarezzandoti con le sue fronde.
Terra,
acqua,
luce.
Fargli carezze sul tronco – un tronco che ora si riesce ad afferrare nella mano, ma che poi starà in un abbraccio – e parlargli.
Le foglie.
Silente e misterioso, e insieme raggiante e gioioso.
Quel piccolo tronco ragazzino sembra oggetto spento, ma è pulsante e in continuo sviluppo e lavoro: sta diventando una montagna e una nuvola, sta diventando un albero.

L’abbiamo aiutato. Siamo amici.
Lui potrà restare, e parlare un po’ anche di noi.

P.S. E può anche trasformarsi in albero di Natale!

Pomeriggio da calzini e cielo desaturato

1 Nov

Non giriamoci attorno. È roba da carta appallottolata.
Che parola divertente appallottolata.
Sono foto su pellicola con poco contrasto, giubbetti slavati e berrettino. Capelli unti. Brufoli. Bottiglie di plastica colorata. Parlare. Parlare. Parlareparlare. Parlareparlarepirlare.
Una pizza fredda.
Dovrei scriverti una canzone? Scriverti una canzone sul banco. Cioè, non una canzone sul tema banco, intendo scritta proprio SUL banco, matita su legno. Però poi come te la metto nella cassetta delle lettere?
Cerco cose da dirti mentre fisso i calzini. Farti ridere o metterti una corona? Succo o birra? Personaggi giocattolo.
Hai finito con i flussi di coscienza? Scriviamoparoleacasosuimuridai. Pastelli o pennarelli?
Domande per far passare il tempo in periferia. (Quanto fa periferia il concetto di periferia?)
Te li ricordi i pomeriggi in periferia? Che i vestiti sono presi da armadi vecchi e il tempo è un campo di granoturco. Verde-basso-alto-pannocchie-dovremmoprendernequalcuna-basso-riposo.
Gli alberi ora sono rossi. Mancano i pomeriggi da calzini e cielo desaturato.
Forse basta dirti appallottolata.

Sedia e Cuscino

1 Ott

Ho origliato un dialogo tra la tua sedia e il tuo cuscino.

SEDIA: Ti dico che è con me che dà il meglio.
CUSCINO: A me concede di abbracciare la sua mente e massaggiare i suoi sogni. Mi affida la cosa più importante che ha! A te dà le chiappe!
SEDIA: E dici poco? È con quelle che si fanno i follower!
CUSCINO: Quando sta con me ne chiede sempre di più: “Dai, ancora cinque minuti…”
SEDIA: Con me fa le cose più importanti: lavora, mangia, pianifica il futuro…
CUSCINO: La fai faticare! Vuoi mettere quanto sia più bello il riposo?
SEDIA: Su di te sbava!
CUSCINO: È sinonimo di fiducia.
SEDIA: Certo: chiami l’idraulico per riparare il boiler e per dimostrargli che hai fiducia nelle sue capacità, lo riempi di saliva…
CUSCINO: Ho visto parecchi film porno che iniziano proprio così!
SEDIA: Sei un cuscemo.
CUSCINO: E tu sediota.
SEDIA: È una gara all’insulto col peggior gioco di parole?
CUSCINO: Sono temprato da parecchie battaglie di cuscini.
SEDIA: Con me stringe conoscenze.
CUSCINO: Con me fa l’amore.
SEDIA: Sei pesante.
CUSCINO: Sono fatto di piume.
SEDIA: Con me passa metà del suo tempo.
CUSCINO: Con me l’altra metà.
SEDIA: Se dovesse scegliere di tenere solo uno di noi due, chi pensi che sceglierebbe?
CUSCINO: Non si può avere solo il giorno o solo la notte.

Beati loro che passano sempre tanto tempo con te!
Concedimi di essere per te sedia e cuscino.

Tutto questo spazio da riempire

1 Set

Occhi per guardare fuori, ma anche per farmi guardare dentro.
Dentro c’è tutto questo spazio da riempire. Vediamo di ricordarcelo, eh!
Anche perché pure l’universo si riempie. Di cosa? Di altri universi più piccoli: ciò che è in grande è anche in piccolo, all’infinito.
Come un cubo bianco. Vuoto? Beh, ci sarà almeno dell’aria dentro… Ma non solo: trattasi di un cubo pieno di ricordi. Tutti ammassati, uno sopra l’altro, spaiati, accavallati… difficilmente sono ben ordinati, piegati e puliti; quasi mai sono come nuovi. I ricordi sono sempre usati. L’importante è che siano un buon usato; è importante usare bene i ricordi.
Quindi ‘sto cubo bianco sembra vuoto, ma il vuoto è da maneggiare con cura, va coltivato, perché è un attimo che precipiti: negli angoli si annidano le ragnatele che intrappolano le storie che non volano più.
Avere una buona tavolozza in cui mescolare i ricordi permette la nascita di altri buoni ricordi. Un viaggio nel tempo, in cui il presente incontra il passato creando il futuro: nelle vecchie fotografie ingiallite che ne è di quegli occhi che stavano guardando l’obbiettivo speranzosi? Finestre che guardano fuori, ma anche per guardare dentro.

Bene, come vedi le istruzioni sono piuttosto semplici – mi sembrava giusto fare un piccolo ripassino.
Sono casa tua, arredami come vuoi.

L’istante dopo che hai fermato il tempo e prima che riparta

1 Mar

Questa volta facciamo un esperimento interattivo.
Prova a fermare il tempo.

Ce l’hai fatta?
Secondo me sì, ma non ne hai avuto la percezione. Perché il tempo era fermo.
Ora aspetta che arrivi il dopo.
Ok, eccolo.
Adesso prova a mandarmi un messaggio col pensiero… vai.
Vediamo…
È arrivato, l’ho sentito.
Ancora?
Fai un salto senza muoverti.
Corri a destra e sinistra contemporaneamente.
Disegna senza toccare niente.
Scolpisci senza materia.
Inizia ininterrottamente.

Tutto giusto, tutto possibile.
A volte sembra che più fantasia ci metti, più l’età dell’interlocutore si abbassi. Peccato. O forse no.
Concludi senza smettere.

Voglie di foglie

1 Nov

I pomeriggi si bagnano di musica classica che pigra rotola per le stanze. Le attese sono arancioni e si spalmano su ogni superficie.
Parole. Tegole. Lancette.
Prendere un pennino per una fantasia graffiante.
Notti future, mattine presenti.
Paziente pazientare di pazienti.
Paz.
Par.
Bar. Vuoti, pochi tavoli che si lamentano dei problemi delle vite tranquille.
Corse a casa, cose in casa, cose per caso.
A, in, per.
In per a, uguale perina. Una perina al giorno toglie comunque il medico di torno?
Danziamo e coloriamo come foglie.
Voglie di foglie. E di m’ami fra i rami.
Facciamo una festa? Ah no, non si può essere in troppi dentro casa.
Ma non siamo troppi, siamo tutti quelli che servono: tu e io.