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la ragazza volpe

1 Set

C’è una leggenda che racconta di una volpe. O meglio, sono certo ci siano diverse leggende sulle volpi, ma io ti sto raccontando questa qua in particolare… Pare che tale volpe fosse in realtà una bella ragazza, poi trasformatasi in una volpe. O viceversa. Dipende dalla versione della leggenda.
Questa versione è del primo tipo.
Si narra che una ragazza fosse innamorata di un ragazzo, ma questi fosse troppo distratto per accorgersi dei sentimenti di lei: gli piaceva perdersi disegnando le nuvole, mentre lei sospirava al suo fianco.
Un giorno la giovane provò un ultimo disperato tentativo per attirare l’attenzione di lui: in una notte di luna piena trovò un quadrifoglio ed espresse il desiderio di trasformarsi in una volpe.
Il giorno dopo, con le nuove sembianze andò da lui.
Il ragazzo fu molto sorpreso perché non aveva mai visto una volpe dal vivo. Pieno di entusiasmo, lasciò da parte le nuvole e iniziò a ritrarre l’animale.
Passarono molto tempo felice insieme, ma un giorno la volpe capì che ormai la sua vita era cambiata per sempre, ed era tempo per lei di unirsi ad altre volpi. Così se ne andò.
Il ragazzo era disperato, e non trovava più consolazione nemmeno tra le nuvole.
Non sapeva più come fare per guarire la sua tristezza, ma una notte di luna piena trovò un quadrifoglio, e si realizzò il desiderio più grande che aveva dentro il suo cuore: la volpe tornò da lui.
Ma nelle notti di plenilunio la ragazza riacquistava le sue sembianze originali.
Vedendola, a lui tutto fu chiaro in un istante. E pianse.
Pianse anche la giovane, perché dispiaciuta per lui: ormai era troppo tardi.
Poi i due si voltarono e ognuno tornò alla propria vita.

Alla prima lettura può sembrare una storia triste, ma cosa ci insegna questa leggenda?
Che comunque bisogna essere contenti, perché per fortuna nessuno si è trasformato in un lupo mannaro che ha sbranato l’altro.

Mi piace raccontarti queste storielle mentre siamo a letto insieme e aspettiamo di addormentarci.
Mi piace leggerle per te tra i pulviscoli che galleggiano nei raggi di luce.
Mi piace sentirti ridere quando le concludo scioccamente.
E ringraziarti, perché le nuvole possiamo disegnarle insieme.

vorrei regalarti un silenzio da disegnare

1 Set

La bellezza di essere due. La bellezza di essere un due. Quel due unico.
Stare in silenzio e capirsi.
Mandarsi baci con gli occhi.
Quante parole spese, quanti silenzi non disegnati.
Vorrei farti un regalo.

Penso, freno, traccio, taccio, sudo, suono, piango.
E l’oceano continua a muoversi con tutta la sua pazienza.
Le barche delle saghe, le lacrime delle pagine, le morti degli innamorati.
La terra finalmente può stare immobile di notte. Le rocce erodono.
Nero con una spruzzata di stelle bianche.
Silenzio e un sassolino che viene soffiato in mezzo alla strada. Solo, si stupisce del chiarore del buio. Osserva la luna e sogna di diventare così, da grande.
Due fari. Uno pneumatico. Un’altra storia.

Le tartarughe dormono.
Le balene cambiano lo scintillio dell’acqua.
I pappagalli ripongono i colori.
Un gatto che profuma di spezie.
E i marinai sospirano tra il legno.

Solo le penne si trovano a pensare.
Le storie e la matematica: invenzioni per rubarti un sorriso. Quella è casa mia.

ecco una storia

1 Mar

Trovare lo spunto per una storia da raccontare.
Fantasia o realtà?
“C’era una volta…”
“Un bel giorno…”
“Era una notte buia e tempestosa…”
Ogni cosa esercita una forza d’attrazione. Anche una matita attrae l’intero pianeta.
Due pulviscoli che danzano nell’aria la domenica mattina.
Anche il tizio che mi ha insultato prima in macchina senza motivo.
Anche lui ha una storia. Anche lui è amato.
È rassicurante.
Forse.
Ma è sempre meglio avere storie da raccontare. Perché le storie salvano.
Anche immaginare le storie che altri avrebbero da raccontare. Salva e li salva.
Pensa alle storie.
Nelle storie il tempo non esiste, le storie sono quando le leggi, le storie sono sempre nel libro, le storie sono sempre.
Prima del Big Bang il tempo non esisteva.
Fantasia e realtà. La fantasia diventa realtà. Qui e là. Qui è là.
Tu e io siamo qui e là.
Tu e io siamo sempre.

una capanna di coperte

1 Nov

Arancione.
Di foglie, di zucche, di cappottini autunnali.
Anche il tramonto.
Ragazzini si ritrovano per fare i grandi.
Ragazzi si ritrovano per fare i ragazzini.
C’è da inventarsi qualcosa per la serata. Una festa, un costume, una cena, un cinema, un uscire.
Prendi quella coperta lì, quella che fa lo strano effetto sulle dita, io intanto scelgo un profumo e una musica; mettiamoci sul divano.
Il vapore di una cosa calda.
Raccontami del volo degli uccelli.
Raccontiamoci di quando stanno nel nido.
Dei pullman di scuola tra le foglie cadute.
Lasciamo gli altri correre tra le luci al neon.
Noi spegniamo.
Facciamoci una capanna di coperte e raccontiamoci storie.

un lento pomeriggio di sole

1 Dic

Nel pomeriggio il sole illumina di una soffice luce invernale.

Ultimamente stai lavorando tanto, sei sempre in giro e di corsa.
Finalmente abbiamo il pomeriggio libero, ma dobbiamo occuparci di tutte quelle cose arretrate extra-lavoro. Sono noiose, ci costringono a stare in silenzio ognuno sul proprio computer, ma siamo insieme nella stessa stanza.
Ogni tanto posso staccare gli occhi dalle parole che scrivo e guardarti.
Mi piace la punta del tuo naso illuminata dallo schermo.
Mi piacciono i tuoi occhi che scorrono e mantengono segreti i tuoi pensieri.

Mi alzo.
Esco dalla stanza.
Pensi che sia perché offeso dal fatto che anche oggi mi stai prestando poca attenzione e ti dispiace. Ma cerchi di non pensarci e di restare focalizzata su ciò che devi fare.
Ma non ci riesci, perché i tuoi pensieri tornano sempre a me, e vorresti potessimo passare più tempo a raccontarci cose.
Poco dopo torno da te. Ho due tazze di tè caldo in mano.
Ti porgo la tua con un sorriso.
Ti do un bacio sulla fronte. E torno a sedermi al mio computer.
Fissi per un poco il tuo schermo, con la tazza in mano. Poi distogli lo sguardo, e lo posi su di me. Ti alzi e vieni a sederti qui:
“Mi racconti una storia?”

Nel pomeriggio il sole illumina di una soffice luce invernale.

scrivo per te

1 Feb

Ho iniziato a scrivere queste cose per te. Sì, sinceramente proprio per te.
Poi sembrava non te ne importasse, così ho smesso.
Ora mi accorgo che scriverti queste cose serve a me.
Quindi scusa, ma ti scrivo.
Se vorrai leggere, mi farà piacere, se vorrai disprezzarle, disprezzale.
Sono solo parole che non esistono su un foglio che non esiste.
Scegli tu quanta e quale energia convenga dedicare loro.

Forse questa volta non ti racconterò una storia, perché non è una storia che ho in mente, ma il colore della notte. Quel grigio sporcato di blu, che tocca tutti i colori, facendoli propri, lasciando la bocca indecisa se sorridere o spaventarsi.
Quando mi ritrovo in quella palude di indecisione, devo essere onesto, il petto mi si riempie di paura.
Così guardo accanto e me e c’è il tuo viso che dorme sorridente.
E la notte ha una direzione.