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I fiori sbocciano comunque

1 Mag

Pioggia, nuvole grigie, tempesta, solo rocce… I fiori sorridono al vento, richiamando il sole.
Una rana che nuota in uno stagno. Perché ha solo voglia di farsi una nuotata. Poi canterà anche un po’.
Troppe parole, più azione: godersi una tartaruga che passeggia.
Quanto sono belle le tartarughe? Sarà il fascino della saggezza…
La tartaruga passeggia e si avvicina a un fiore. Giallo – il fiore. Allunga il collo  – la tartaruga – per annusarlo. Apre la bocca, con quella tipica espressione da tartaruga; sembra contenta. Fa per mangiarlo, ma poi ci ripensa: è bello, sarebbe un peccato. E poi non le farebbe bene. Trae più giovamento nel sapere che esiste, nel contemplarlo e guardare la giornata con lui.
Socchiude gli occhi osservando il cielo e gli dice:
“Non avere una voce triste. Se provi a sorridere, poi ti scoprirai a sorridere davvero.”

Poi quel fiore deve averlo detto pure a tutti gli altri, e forse è un po’ anche per questo che i fiori sbocciano comunque.

isola

1 Mag

Vivo su quest’isola deserta ormai da un po’ – non so quanto, non sono proprio bravo col tempo. Ma continuo a pensarti, anche se ti ho incontrata una sola volta, in un sogno. Di solito sogno stelle e animali, ma in quell’occasione ti sei presentata tu, per giocare con me. Avevi regole tutte tue, ma io le conoscevo già. Quindi forse dovrei dire che avevi regole tutte mie.
È stato divertente. Molto. Come quando si gioca da bambini, che il cuore trabocca.
Sono passati anni dalla tua visita nella mia mente – non so quanti, non sono proprio bravo col tempo – e ormai hai cambiato mille forme, sei un suono. Sei come un gatto che muove la coda pigramente al sole. Sai di spezie lontane, assaggiate solo nei libri. Pagine lette sul divano, mentre il vento muove una tenda; odore di carta e luce. Una piccola cornice attorno al primo disegno di un bimbo.
È arrivata una barca per portarmi via.
Mi volto indietro, un ultimo sguardo alla mia isola deserta. Qualcosa si muove tra le foglie lontane: sei tu.
Vorrei trascorrere con te tantissime lune – non so quante, non sono proprio bravo col tempo.

discorso piatto

1 Apr

Le giornate si allungano. Eppure ti trovi sempre a cenare la notte. Non c’è nessuno, solo tu e il tuo piatto bianco – che ti fissa per essere riempito.
I piatti la notte sono meno gioiosi. Forse vorrebbero dormire.
Provi a rasserenarlo con della musica. Bassa e tranquilla.
Canzone delle case storte.
Il piatto ti domanda: “Fumare serve a guardare il paesaggio?”
Gli rispondi disegnando lettere col pennello sulla carta bianca. Parole brevi come macchie: la luna, le fasi, i crateri, i dinosauri, gli animali, le storie attorno al fuoco per addormentarsi senza paura.
“Senti, ma lo vogliamo fare un discorso filato, almeno una volta?”
Forse è sempre meglio evitare di discutere con un piatto che tieni sveglio la notte, potrebbe essere scontroso. Rischi che tiri fuori roba che nascondi sotto al cuscino. E lì come svicoli?
“Tisana?” gli dici. “Va bene” fa lui.
Gli oggetti sono scaltri, mica li freghi facilmente.
Ti metti comodo e lasci che sia.

Meglio conoscere o inventare?
Gli uccellini hanno sempre canzoni da cantare.

everyone says i love you

1 Dic

È una canzone con l’ukulele
che ti vorrei cantare
su una barchetta
che segue il flusso.
È ciò che dicono tutti.
È un disegno
che vorrei donarti
disegnando male
con un pastello a cera.
È ciò che dicono tutti.
È un respiro
di quando si comincia a sognare
e siamo insieme
abbracciati.
È ciò che dicono tutti.
È il sole
che entra dalle persiane
quando ci svegliamo tardi
e va tutto bene così.
È ciò che dicono tutti.
È quella canzone che…
È ciò che dicono tutti.
È vero.
Però io lo dico a te
e tu lo dici a me.
e tutto ha più senso

la lista del buongiorno

1 Ott

Apri gli occhi e sorprenditi coi giochi di luce sul soffitto.

Alzati e incontrati con un buongiorno sorridente allo specchio.

Metti della musica. La riproduzione casuale saprà darti esattamente ciò di cui hai bisogno.

Lascia che la finestra ti riempia il petto.

Gusta il profumo del caffè.

Leggi qualcosa e fai un piccolo disegno.

Sii carta bianca quando inizi la giornata.

Non scappare dalla malinconia, perché è preziosa e bellissima.

Lo so, sarebbe tutto più bello se lo facessimo insieme.

E infatti sono qui con te.

 

le cuffie nelle orecchie e quel certo sguardo

1 Feb

In questo periodo ci sono quelle giornate in cui il sole, nel suo pallore, sembra comunque accarezzare più allegramente le cose.
Ti dà una spinta per uscire a cercare te stesso. In una corsa, in un libro, in una pagina da scrivere.
A volte la musica è sconsigliata, ma metti lo stesso le cuffie e ti immergi in un mondo che si muove al rallentatore. Le chitarre nelle orecchie ti trascinano giù, così ti concentri sul tuo respiro, provi a calmarlo.
Le foglie cercano di danzare per te. Vuoi restare aggrappato alla tua malinconia, ma poi ti concedi di danzare con loro.
Molte cose non sono semplici, ma non sono nemmeno difficili.
Ti concedi di respirare, e osservare ciò che ti circonda, valorizzandolo ai tuoi occhi.
E così il tuo sguardo incrocia quello di un’altra persona; anche lei con le cuffie nelle orecchie e quel certo sguardo.
Non sei più solo.

un lento pomeriggio di sole

1 Dic

Nel pomeriggio il sole illumina di una soffice luce invernale.

Ultimamente stai lavorando tanto, sei sempre in giro e di corsa.
Finalmente abbiamo il pomeriggio libero, ma dobbiamo occuparci di tutte quelle cose arretrate extra-lavoro. Sono noiose, ci costringono a stare in silenzio ognuno sul proprio computer, ma siamo insieme nella stessa stanza.
Ogni tanto posso staccare gli occhi dalle parole che scrivo e guardarti.
Mi piace la punta del tuo naso illuminata dallo schermo.
Mi piacciono i tuoi occhi che scorrono e mantengono segreti i tuoi pensieri.

Mi alzo.
Esco dalla stanza.
Pensi che sia perché offeso dal fatto che anche oggi mi stai prestando poca attenzione e ti dispiace. Ma cerchi di non pensarci e di restare focalizzata su ciò che devi fare.
Ma non ci riesci, perché i tuoi pensieri tornano sempre a me, e vorresti potessimo passare più tempo a raccontarci cose.
Poco dopo torno da te. Ho due tazze di tè caldo in mano.
Ti porgo la tua con un sorriso.
Ti do un bacio sulla fronte. E torno a sedermi al mio computer.
Fissi per un poco il tuo schermo, con la tazza in mano. Poi distogli lo sguardo, e lo posi su di me. Ti alzi e vieni a sederti qui:
“Mi racconti una storia?”

Nel pomeriggio il sole illumina di una soffice luce invernale.

sapore di ferro battuto e rami

1 Ott

Le giornate libere sono belle perché finalmente puoi leggere. Finalmente un po’ di tempo da dedicare a te.
Ci sono libri che ti guardano ogni notte dal comodino, attendendo con pazienza che tu non corra e che abbia voglia di sederti con loro su un prato.
Vorresti anche avere il tempo per imparare a suonare la chitarra, per scrivere… Ma gli orari dell’ufficio, gli autobus, gli aperitivi… “Dai, ok, oggi prendo questo libro e leggo un po’”.
Cambio in borsa: fuori cellulare, dentro libro.
Passeggi e ti accorgi che tutto è più lento e musicale; non è male questo ultimo sole caldo…
Le foglie sono un po’ gialle di luce e un po’ di autunno.
Entri nel parco seguendo una strada fatta di sassolini bianchi.
Un piccolo vento spinge la tua gonna lunga accompagnandoti fino a delle seggiole sotto agli alberi. Sapore di ferro battuto e rami. Apri il libro e le pagine sono decorate dalla luce che passa fra le foglie.
Il suo colore ti accompagna nelle vicende d’inchiostro in cui ti immergi.
Un soffio di vento ti sposta i capelli sopra agli occhi. Una farfalla festeggia la tua presenza.
Stai per decollare, ma qualcosa ti trattiene in quel parco, su quella sedia…
I cinguettii? Un po’ troppo fresco? No, è qualcos’altro che non riesci a identificare…
Ci riprovi: i tuoi occhi accarezzano le parole di carta… Nulla: c’è qualcosa alla tua sinistra. Lo senti nella tua testa. Solo alberi e cespugli…
Torniamo alla pagina… Eccolo, un fruscio!
Ti alzi: cos’è?
Con qualche timore fai un passo in quella direzione. In risposta qualcosa si allontana.
Ti avvicini lentamente verso quel punto che attirava la tua attenzione: un cavalletto. Con un blocco di fogli.
Lo aggiri.
C’è un disegno.
Una ragazza che legge sotto un albero.
L’ho fatto per te.

guardare le albe da questa casa

1 Set

Quando si rientra dalle vacanze sembra di affrontare un altro mondo. Si è cambiati; il posto in cui si vive lo si riconosce, ma è come se lo si guardasse da lontano. Per un po’ i polmoni respireranno ancora l’aria di quell’isola in cui hai passato le ultime settimane.
L’estate è il periodo in cui si può finalmente pensare solo a vivere, per questo i rapporti estivi sono quelli che lasciano di più il segno. Sono forse più sinceri dentro di noi.
Anche per questo spesso le vacanze si rivelano decisive per far funzionare un rapporto o portarlo a una conclusione.

Purtroppo a questo giro rientri sola. Con lui non ha funzionato. Da un po’ cercavate di convincervi che potesse andare,  nonostante gli scricchiolii… ma hai dovuto essere onesta, e salutare lui e il suo bambino (peccato, ti ci stavi affezionando…).
È sempre difficile chiudere, per un po’ le labbra sembreranno dover riscoprire come si sorride.
Entri in casa, ed è come la ricordavi, solo un po’ meno luminosa.
I tuoi occhi si erano ormai abituati alla luce del sole su quell’isola… Quell’isola in cui guardavamo i tramonti noi, e che ha visto tramontare anche voi…
E, forse proprio perché ci avevi passato una vacanza con me, uno degli scorsi giorni ti è pure sembrato di vedermi lì, di spalle andare verso il porto… Gli scherzi che gioca l’estate.
E la tua mente torna a me, come un po’ faceva durante i tramonti su quell’isola…

Fai una cosa che non facevi da settimane: accendi il computer.
Controlli la posta.
C’è una mia lettera.
Si intitola “Cose Per Te”.

guardare i tramonti su quest’isola

1 Ago

Era da un po’ che non ci sentivamo, vero?
Eppure sembra ieri…
Ricordo l’ultima estate che abbiamo passato insieme. L’unica.
Poi spariti.
Le nostre vite ci hanno divisi.
Ed ora eccoti lì, a un tavolino che dà sul mare, sorseggiando un aperitivo con un cappellino di paglia.
Sei proprio come ti ricordavo.
Siamo tornati entrambi su quest’isola, proprio questa estate, dopo tanti anni… Il caso è davvero il miglior sceneggiatore…
Mi siedo qui, su questo muretto, e ti guardo. Ricordi? In quella vacanza guardavamo sempre il tramonto da questo punto…
Il tuo sguardo cerca all’orizzonte cose che non sa.
E mi sono sempre piaciute anche quelle tue labbra, che per ogni mio stato d’animo sapevano quali parole dedicarmi.
Ho scelto sempre la stessa crema doposole da quell’estate, sai? Mi fa rivivere quelle stelle… E ora sento quel profumo e ti ho davvero davanti agli occhi ancora una volta… Mi ritrovo a sorridere.

Ok, è il momento: mi guardo attorno, mi sistemo i capelli al meglio delle mie possibilità e faccio un passo verso di te, giusto il tempo per vedere che ti si avvicina un ragazzo e ti sfiora la spalla. Ti volti, lo guardi, sorridi. Ti alzi, e mentre le tue braccia avvolgono il suo collo, le tue labbra si concedono alle sue.
Poi ti inginocchi a pulire la bocca impiastricciata di gelato del bimbo che tiene per mano.

Dal porto annunciano che il mio traghetto sta per partire.
Il sole tramonta sulle case di questa nostra isola.