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Voglie di foglie

1 Nov

I pomeriggi si bagnano di musica classica che pigra rotola per le stanze. Le attese sono arancioni e si spalmano su ogni superficie.
Parole. Tegole. Lancette.
Prendere un pennino per una fantasia graffiante.
Notti future, mattine presenti.
Paziente pazientare di pazienti.
Paz.
Par.
Bar. Vuoti, pochi tavoli che si lamentano dei problemi delle vite tranquille.
Corse a casa, cose in casa, cose per caso.
A, in, per.
In per a, uguale perina. Una perina al giorno toglie comunque il medico di torno?
Danziamo e coloriamo come foglie.
Voglie di foglie. E di m’ami fra i rami.
Facciamo una festa? Ah no, non si può essere in troppi dentro casa.
Ma non siamo troppi, siamo tutti quelli che servono: tu e io.

sapore di ferro battuto e rami

1 Ott

Le giornate libere sono belle perché finalmente puoi leggere. Finalmente un po’ di tempo da dedicare a te.
Ci sono libri che ti guardano ogni notte dal comodino, attendendo con pazienza che tu non corra e che abbia voglia di sederti con loro su un prato.
Vorresti anche avere il tempo per imparare a suonare la chitarra, per scrivere… Ma gli orari dell’ufficio, gli autobus, gli aperitivi… “Dai, ok, oggi prendo questo libro e leggo un po’”.
Cambio in borsa: fuori cellulare, dentro libro.
Passeggi e ti accorgi che tutto è più lento e musicale; non è male questo ultimo sole caldo…
Le foglie sono un po’ gialle di luce e un po’ di autunno.
Entri nel parco seguendo una strada fatta di sassolini bianchi.
Un piccolo vento spinge la tua gonna lunga accompagnandoti fino a delle seggiole sotto agli alberi. Sapore di ferro battuto e rami. Apri il libro e le pagine sono decorate dalla luce che passa fra le foglie.
Il suo colore ti accompagna nelle vicende d’inchiostro in cui ti immergi.
Un soffio di vento ti sposta i capelli sopra agli occhi. Una farfalla festeggia la tua presenza.
Stai per decollare, ma qualcosa ti trattiene in quel parco, su quella sedia…
I cinguettii? Un po’ troppo fresco? No, è qualcos’altro che non riesci a identificare…
Ci riprovi: i tuoi occhi accarezzano le parole di carta… Nulla: c’è qualcosa alla tua sinistra. Lo senti nella tua testa. Solo alberi e cespugli…
Torniamo alla pagina… Eccolo, un fruscio!
Ti alzi: cos’è?
Con qualche timore fai un passo in quella direzione. In risposta qualcosa si allontana.
Ti avvicini lentamente verso quel punto che attirava la tua attenzione: un cavalletto. Con un blocco di fogli.
Lo aggiri.
C’è un disegno.
Una ragazza che legge sotto un albero.
L’ho fatto per te.

alberi

1 Mar

Guardo le macchine passare.
Ogni tanto ai finestrini c’è qualcuno che guarda anche me.
Bambini perlopiù.

Sto immobile e guardo il susseguirsi delle stagioni.
Non posso muovermi: le mie radici sono qui. E di certo non sono famoso per i miei viaggi…
Il vento mi colpisce ma non ci do peso. Non mi interessa. Ne prendo atto, certo. Ma questa è la vita.
Come quando piove: guardo con stupore ogni goccia che mi colpisce, la guardo accarezzarmi e lasciarmi per cadere. E guardo evaporare ciò che ne resta su di me.
Rimango solo io.
Non è passività, o tristezza, bensì serena rassegnazione a ciò che è.
Anche le gocce sanno che dovranno cadere. Accettano e gioiscono del loro essere gocce.
Quanta gioia quando il sole sorge risvegliando tutto, e quanti pensieri quando se ne va spegnendo tutto.
Chiuso in me stesso, non mi è dato di condividere i miei pensieri.
Guardo tutto da qua. Guardo tutti da qua.
Tante vite scorrono senza saperlo. Non guardano, non badano.

Ripeto, non sono triste. Accetto.
Ok, sì, delle volte vorrei vedere anche solo cosa c’è al di là della collina. O scoprire com’è il mondo visto da laggiù.

Una ragazza, passando in macchina ha gettato un foglietto con scritto:
“Oggi ho scoperto che mi piacciono tantissimo gli alberi che si stagliano in cielo.
Anche quelli brutti e spogli.
(anzi, forse più di tutti mi piacciono proprio quelli brutti e spogli!)”.

Per fortuna ogni tanto i tuoi rami si intrecciano coi miei.

microfono

1 Feb

Guardi i rami scorrere fuori dal finestrino. Sembrano chiedere aiuto al cielo, con quelle dita così secche… Ma scorrono. Neanche il tempo di immaginare le loro vite.
Gli alberi stanno sempre lì.
La tua attenzione si sposta poi alla luna, che sembra deriderti.
Torni con la mente dentro alla macchina. Che canzone c’è alla radio? Questi sedili in pelle devono essere così rumorosi? Quanto manca all’arrivo?
L’autista cerca di attaccare un po’ bottone. Gli stronchi ogni speranza a monosillabi.
I pensieri tornano a viaggiare fuori dal finestrino, nel buio.

Scendi dalla macchina, sul retro degli studi. Ci sono persone sorridenti ad accoglierti. Ricambi i sorrisi senza approfondirli.
Ti accompagnano in camerino, dove costumiste e truccatrici ti riempiono di complimenti. Ringrazi.
E non hai ancora fatto niente.
Ti vestono, ti truccano, ti parlano, ti accompagnano, ti raccontano, ti intrattengono senza riuscire a imbrigliare i tuoi pensieri, che sono ancora su quei rami.
Arriva il tuo momento, ti caricano ed entri in scena sulla musica.
Vedi i volti delle prime file deformarsi dall’entusiasmo, gli applausi riempiono le tue orecchie, i tuoi occhi sono pieni di immagini che non vedi… Conosci la canzone, conosci le note: il tuo corpo si muove in automatico.
Primo ritornello, tutto il pubblico canta con te, più forte di te; lasci che le loro voci spingano il tuo corpo nella danza. La tua testa segue il tempo, a destra, poi a sinistra – eccolo! –, a destra e a sinistra, – eccolo di nuovo!
Continui la canzone, mentre i tuoi occhi cercano conferme di quel sorriso: è proprio lì, nella terza fila!
Sì, sono io.
Sono venuto a vederti. Sono venuto a cantare con te.
La tua mente torna qui, e ora.
Balliamo insieme.
Siamo solo tu e io.
Nelle note e nelle parole che abbiamo scritto insieme.
Secondo ritornello, senti solo la mia voce, la senti uscire dalle mie labbra. Mi accarezzi col tuo sorriso.
La band conclude il brano. Gli applausi ti investono, un disannuncio ti costringe a lasciare la scena, ma vorresti cantare ancora, ora sì che hai voglia di musica!
Tutti sono entusiasti dietro le quinte, e un’ondata di complimenti ti spinge di nuovo in macchina, in salvo da orde di fan esaltati.

Eccoti di nuovo in quelle serpeggianti strade.
Chissà quando ci rivedremo…
Nel buio i rami ti salutano. Sopra di loro la luna.
Le sorridi.
Ti sorride.
È per questo che hai iniziato a cantare.