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ricordati di ammirare la fioritura dei ciliegi

1 Mar

Ogni volta ci sono problemi, ogni volta ci sono soluzioni; ogni volta non ci sono soluzioni perché i problemi non esistono.
Ricordati di dedicare del tempo a te. Alle cose che ti piacciono, che ti fanno stare bene.
Ci sono tanti doveri, c’è sempre qualcuno che ti chiede di fare qualcosa. Ma poi ricordati del tuo scrigno del tesoro.

Senza aver paura di fallire: le macchie sono disegni interessanti.

Vai ad ammirare la fioritura dei ciliegi.
Un fiore desidera essere un fiore.
La fioritura finisce proprio quando ha raggiunto il suo culmine.

Quel momento della sera in cui tutto si ferma, ricordati di sorridere.

alberi

1 Mar

Guardo le macchine passare.
Ogni tanto ai finestrini c’è qualcuno che guarda anche me.
Bambini perlopiù.

Sto immobile e guardo il susseguirsi delle stagioni.
Non posso muovermi: le mie radici sono qui. E di certo non sono famoso per i miei viaggi…
Il vento mi colpisce ma non ci do peso. Non mi interessa. Ne prendo atto, certo. Ma questa è la vita.
Come quando piove: guardo con stupore ogni goccia che mi colpisce, la guardo accarezzarmi e lasciarmi per cadere. E guardo evaporare ciò che ne resta su di me.
Rimango solo io.
Non è passività, o tristezza, bensì serena rassegnazione a ciò che è.
Anche le gocce sanno che dovranno cadere. Accettano e gioiscono del loro essere gocce.
Quanta gioia quando il sole sorge risvegliando tutto, e quanti pensieri quando se ne va spegnendo tutto.
Chiuso in me stesso, non mi è dato di condividere i miei pensieri.
Guardo tutto da qua. Guardo tutti da qua.
Tante vite scorrono senza saperlo. Non guardano, non badano.

Ripeto, non sono triste. Accetto.
Ok, sì, delle volte vorrei vedere anche solo cosa c’è al di là della collina. O scoprire com’è il mondo visto da laggiù.

Una ragazza, passando in macchina ha gettato un foglietto con scritto:
“Oggi ho scoperto che mi piacciono tantissimo gli alberi che si stagliano in cielo.
Anche quelli brutti e spogli.
(anzi, forse più di tutti mi piacciono proprio quelli brutti e spogli!)”.

Per fortuna ogni tanto i tuoi rami si intrecciano coi miei.

biciclette

2 Mag

È bello andare in bicicletta. La città è rallentata. I tempi li decidi tu. La tua forza decide il vento sul tuo viso. Viso ora rinfrescato dall’aria, ora scaldato dal sole. Le foglie delle betulle disegnano greche sfuggevoli sulla tua faccia che gode di questa giornata.
Nei tuoi occhi chiusi il sole illumina e si nasconde veloce.
Apri gli occhi, ti volti: ti sto seguendo con la mia bici, pronto a cogliere il tuo sguardo, ti sorrido.
Sei felice. Hai tutto ciò che potresti desiderare dalla vita: noi due. Una mattina di sole. Le biciclette. La nostra casa. Le foglie. Il cinema. Le storie. Un ritmo andante. Una malinconia e la possibilità di condividerla con la persona giusta. La vita dolce e semplice.
La felicità ti rende lucidi gli occhi; sorridi; le lacrime volano verso di me, rispondendo qua e là alla luce del sole.
Senza dirci niente c’è tra noi una bella gara: a chi è più felice.

Ci siamo svegliati presto questa mattina, o meglio, mi hai svegliato presto, perché sai che avrei dormito fino a tardi, per poi pentirmi di aver perso l’ennesima giornata. Così mi hai tirato giù dal letto e infilato su una bicicletta; e ora eccomi qui a respirare tra i boschi, sorprendendomi per la complessità di ogni foglia e per i disegni che sanno fare sotto al cielo.
Esco dai miei pensieri appena in tempo per frenare: ti è caduta la catena.
Ci penso io: “bisturi”, chiedo porgendoti la mano.
Stranamente la mia laurea in ciclochirurgia serve solo a sporcarmi di olio… Ma il mio essere ridicolo serve a far fermare un signore gentile che ti rimette in sesto la bici.
“Ah, se non ci fossi io…!”, commento mentre riprendiamo a pedalare.
E ridiamo.
Gli uccellini suonano trombe lucenti per accompagnarci.
Mi piace immaginare la sinfonia che stanno seguendo e quale ruolo possiamo avere noi nella loro orchestra.
Esco dai miei pensieri appena in tempo per franare a terra: mi è caduta la catena.
Mi rialzo e, con la mia laurea, ci penso io, urlando: “Signore gentile, è caduta anche a me la catena!”.

parlami d’amore Mariù

4 Apr

Un tempo che non abbiamo mai vissuto. Se non nelle rovinate foto dei nostri nonni, in una semplice Italia.
Sembra incredibile, eppure i colori ci sono, non è tutto in bianco e nero.
La primavera germoglia sulle sponde del Tevere. Il baretto ha messo i tavoli fuori, sotto le piante.
Gli anziani si fanno un grappino e giocano a carte.
In famiglia siamo tanti, e i soldi non sono molti, ma voglio fare bella figura con te: ho messo la giacca elegante di papà; mi sta larga, e ha le spalle più grandi delle mie, che sono magrolino. Ho colto anche qualche fiorellino da un prato, perché mi hanno detto che quando ci si incontra con le ragazze si usa così.
Sono un po’ agitato, e giustifico a me stesso il sudore dando la colpa al sole che fa capolino tra le foglie.
Si alza un piccolo venticello, una carta da gioco cade dal tavolino, la seguo nel suo rotolare, fino a quando incontra delle scarpette azzurre. Il mio sguardo allora abbandona la carta in favore di caviglie sottili, un’ampia gonna a fiorellini, delle mani attente, un golfino leggero, delle spalle timide, un collo candido e un sorriso per me.
Il cuore fa un salto.
Per un attimo parlano solo le foglie e la luce.
Mi vedi che cerco di abbozzare un sorriso il più naturale possibile, poi metto insieme dei passi fino ad arrivare a te, e davanti al tuo viso spunta un mazzetto di fiori di campo. Sono colorati e profumano di sincerità. Li prendi e mi dai un bacio sulla guancia.
È il nostro primo appuntamento.
Ce ne saranno altri?
Chi se ne frega: oggi ti sono vicino, perché sospirar?
Ti prendo per mano e ti porto dentro al locale, dove è fresco e ancora più lento.
Faccio come se io sapessi quel che sto facendo e ordino due bicchieri per noi.
Intanto qualcuno accende la radio. La musica accarezza le orecchie di tutti noi al bar, colorandoci il pomeriggio, a ognuno con colori diversi. La voce che canta la riconosco: è quell’attore del cinematografo…
Senza rendermene conto ti sto stringendo la mano, e l’altra arriva alla tua schiena. Le nostre gambe si lasciano andare al ritmo del pianoforte.
Ora sorridiamo con naturalezza.
Mi faccio coraggio e incrocio il tuo sguardo, che è così vicino: gli occhi tuoi belli brillano.

 

Ora sono passati tanti anni.
Le mie spalle sono cresciute e riempiono le giacche.
Quei signori hanno smesso di giocare a carte.
Quel bar ha probabilmente chiuso.
Ma a me piace ancora mettere su quel disco, prendere la tua mano e ballare con te, sorridendoci: non era un’illusione, e sul tuo cuor mi hai permesso di non soffrire più.