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Quando tu stai tanto con te

1 Giu

Blu.
Qualche puntino.
Un pianoforte che suona nella notte.
Nel buio ti traghetta attraverso il tempo.
Vorresti viaggiare nello spazio, invece sei su un treno che non ferma alle stazioni di quando potevi, quando avresti potuto, quando non sai come sarà.
Ti senti galleggiare nel blu, senza riferimenti. Solo un pianoforte di cui ogni tasto apre album di fotografie che avevi dimenticato. Come li hanno trovati? Li avevi nascosti così bene…
Eri proprio una persona diversa. Neanche ti riconosci, eppure vorresti avvisare quella figura di non fare certe scelte… Ma non ti sente, è troppo immersa nel blu del tempo.
Gioca male una partita che farà perdere te.
E unghie di luna nel blu. Ripariamo il tempo. Sarebbe così semplice…
Possibile che si nuoti sempre da soli?
Quando tu stai tanto con te. Quel pianoforte inizia a suonare.
Lo suonava così bene…
E ora ci sei solo tu, e suona così… Così.
L’assenza è una presenza che non ti abbandona mai.
Notti da pittori.
Dove mettere le parole?
Plin, plin, plin.
Plin, plin, plan.
Plin, plan, plin.
Plin.
Plin.
Blu.
Ti sveglio. Avevi un respiro agitato. Ti calmo con una carezza. Siamo qui, va tutto bene. Vieni, andiamo a suonare insieme queste nuove parole.

l’età dei cassetti

1 Ott

Lascia perdere le corse e le chat, molla tutto e vieni qui.
Appoggia i talloni sulla coperta, lascia riposare i denti e ascolta il pianoforte.
Vorrei raccontarti una storia che parla dell’età dei cassetti.
I ricordi, una vita che scorre: il colore delle fotografie e quello delle pagine dei libri.
Le espressioni delle case.
Lettere in cui viaggiare con la penna sulla carta.
Tutte quelle robe lì.
Ce ne ricorderemo sempre dopo. La musica del tempo.
Pennellate di un campo di grano. Giallo estate o giallo autunno?
Vorrei scriverti tante parole, ma continuo a cancellarle, perché ne basta una: respira.
Correre per scelta, non per i capelli bianchi.
Tutti tornano, ma tu non fuggire. Riempiamo i cassetti con una favola da raccontare.
Facciamolo insieme:

 

tasti di pianoforte

11 Apr

Notte.
Apri gli occhi e le mie lenzuola sono stropicciate e vuote.
Posi i piedi sulle assi del pavimento. Accendi la candela e ti avvii verso la porta. Stai per afferrare la maniglia e senti una musica arrivare da di là. Non è una musica educata: pigio sui tasti del vecchio pianoforte come un bambino che disegna coi pastelli a cera; esploro, esco dai contorni, sorprendendomi.
Sorridi, e resti un po’ a godere di quelle dissonanze attraverso il legno della porta.
Certo non potremo mantenerci con la mia musica…
Ma non ti interessa, è bella così. Ti piace che mi eserciti tutto il tempo a non imparare, a tenere allenata la fantasia e non la regola; a disimparare.
Giri il pomello della maniglia.
I tuoi piedi nudi cercano di non disturbarmi sulle assi scricchiolanti.
Copri la candela con le mani per guardarmi illuminato dalla luce della finestra.
Sono azzurro e candido sotto la luna, nelle mie incertezze. Ti piace ammirarmi di nascosto, senza che io lo sappia. Non me lo dirai mai.
Ed è un bel segreto.
Suono, ma le nostre orecchie sono per il fuori dalle grandi finestre, dove le nuvole si rincorrono indecise se essere grige o arancio…
Per strada qualcuno cammina sotto lampioni piangenti. E i nostri respiri ne seguono i passi. Poi si allontanano. E, senza saperlo, stiamo respirando insieme.
Penso ai tuoi profumi. Pensi alle mie carezze.
Tutto è fermo, e la musica è per te.