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guardiamo avanti insieme

1 Lug

Sento che sei vicina. Guardo fisso davanti a me, sono emozionato… mi sto agitando. Spero che da fuori non si noti.
Sono capitato qui per caso, accanto a te. O forse l’ho desiderato così tanto che si è avverato? Io non sapevo nemmeno della tua esistenza fino a poco tempo fa, ma dentro di me speravo davvero molto di provare questa sensazione nella mia esistenza… Sono stato in grado di influire sul caso? È possibile? O forse era già tutto scritto? Serve a qualcosa farmi queste domande?
Ero da tutt’altra parte, e anche tu, poi una mano ci ha afferrati e ci ha messi qui, uno vicino all’altra.
Su questa mensola.
Siamo solo un oggetto accanto a un altro oggetto, eppure sono incredibilmente felice. Cioè, tu sei un manufatto bellissimo, intendiamoci. Io… beh, un oggetto. Anche un po’ sbeccato… però, dai, ha il suo fascino.
Da fuori siamo solo aggeggi inanimati e incapaci di scegliere, che possono solo subire passivamente. Qualcuno può pensare che la nostra condizione sia terribilmente triste… Eppure ovunque può esserci gioia.
Anzi, com’è possibile che la piccola quantità di legno di cui sono fatto riesca a contenere tutta questa felicità?
Anche a te farà piacere quanto a me? Riuscirò a renderti altrettanto felice per questa casuale unione? E se poi venissimo ancora divisi? Se tu finissi accanto a un altro coso e io fossi buttato via? Tutto è desiderio, e posso solo fare del mio meglio: ti racconterò tante storie e tante ne vedremo insieme.
Sono solo un soprammobile, non posso nemmeno voltarmi ad ammirarti… Entrambi rivolti verso questa stanza, non possiamo fare altro che guardare avanti.
E allora guardiamo avanti insieme.

per lo stesso motivo di una pioggia estiva, forse

1 Lug

Che strana cosa, la chimica. Al liceo la si studia, ma non ti spiegano che certe cose ti si muovono per caso e ti ritrovi cappottato.
Guardi una foto, leggi un nome, ricordi, immagini… e ti ritrovi che, chissà perché, il petto ti rimbomba nelle orecchie.
E perché, poi?
Per lo stesso motivo di una pioggia estiva, forse.
E infatti magari ti si inumidiscono anche gli occhi.
Fai finta di niente, e dai la colpa alla pioggia…
È strano come ci si avvicini, è strano come ci si unisca, è strano come ci si divida. Ed è ancora più strano quello che c’è dopo: non c’è niente, ed è ancor più presente di ogni altra cosa.
Verrebbe da smettere. Ma non si smette mai.
Non si può, perché una pioggia estiva arriverà sempre a rinfrescare.

dietro le palpebre

1 Feb

Una piccola strada
oltre la quale c’è il buio.
Soli.
Nel vuoto.
Allunga la mano,
mi senti?
Sono sempre accanto a te.
Ti avvolgo con la mia voce:
ti racconto storie
e ti mostro come unire i tuoi puntini
in figure fantastiche.
Galoppare sui colori,
volare su terre di musica,
respirare le stelle…
Reinvento la fisica, per te.
Vieni qui,
questa notte,
tutte le notti,
addormentiamoci insieme:
non è facile
chiudere gli occhi.

(oh, comunque domani ricordati di riaprirli, che ricominciamo!)

everyone says i love you

1 Dic

È una canzone con l’ukulele
che ti vorrei cantare
su una barchetta
che segue il flusso.
È ciò che dicono tutti.
È un disegno
che vorrei donarti
disegnando male
con un pastello a cera.
È ciò che dicono tutti.
È un respiro
di quando si comincia a sognare
e siamo insieme
abbracciati.
È ciò che dicono tutti.
È il sole
che entra dalle persiane
quando ci svegliamo tardi
e va tutto bene così.
È ciò che dicono tutti.
È quella canzone che…
È ciò che dicono tutti.
È vero.
Però io lo dico a te
e tu lo dici a me.
e tutto ha più senso

ci si insegue continuamente

1 Apr

Ci si insegue. Ci si insegue continuamente.
Non ne capisco bene il senso, perché basterebbe dirsi “sono qui”.
Si perdono tante energie. E tempo.
Perché avere così tanta paura della persona a cui decidiamo di abbandonarci totalmente?
Perché non mi scrivi tu?
Perché devi ingannarti e restare ancorata a una visione così piccola?
Come fanno i tuoi occhi senza i miei? Non ti accorgi che mi cercano?
E i tuoi capelli come fanno senza che io ci nuoti dentro?
I giorni passano, le nuvole cambiano, gli alberi si stancano.
Porta pazienza.
Non disegneremo più insieme.
Non gioco più.

È un pesce d’aprile: sono qui.

le cuffie nelle orecchie e quel certo sguardo

1 Feb

In questo periodo ci sono quelle giornate in cui il sole, nel suo pallore, sembra comunque accarezzare più allegramente le cose.
Ti dà una spinta per uscire a cercare te stesso. In una corsa, in un libro, in una pagina da scrivere.
A volte la musica è sconsigliata, ma metti lo stesso le cuffie e ti immergi in un mondo che si muove al rallentatore. Le chitarre nelle orecchie ti trascinano giù, così ti concentri sul tuo respiro, provi a calmarlo.
Le foglie cercano di danzare per te. Vuoi restare aggrappato alla tua malinconia, ma poi ti concedi di danzare con loro.
Molte cose non sono semplici, ma non sono nemmeno difficili.
Ti concedi di respirare, e osservare ciò che ti circonda, valorizzandolo ai tuoi occhi.
E così il tuo sguardo incrocia quello di un’altra persona; anche lei con le cuffie nelle orecchie e quel certo sguardo.
Non sei più solo.

un lento pomeriggio di sole

1 Dic

Nel pomeriggio il sole illumina di una soffice luce invernale.

Ultimamente stai lavorando tanto, sei sempre in giro e di corsa.
Finalmente abbiamo il pomeriggio libero, ma dobbiamo occuparci di tutte quelle cose arretrate extra-lavoro. Sono noiose, ci costringono a stare in silenzio ognuno sul proprio computer, ma siamo insieme nella stessa stanza.
Ogni tanto posso staccare gli occhi dalle parole che scrivo e guardarti.
Mi piace la punta del tuo naso illuminata dallo schermo.
Mi piacciono i tuoi occhi che scorrono e mantengono segreti i tuoi pensieri.

Mi alzo.
Esco dalla stanza.
Pensi che sia perché offeso dal fatto che anche oggi mi stai prestando poca attenzione e ti dispiace. Ma cerchi di non pensarci e di restare focalizzata su ciò che devi fare.
Ma non ci riesci, perché i tuoi pensieri tornano sempre a me, e vorresti potessimo passare più tempo a raccontarci cose.
Poco dopo torno da te. Ho due tazze di tè caldo in mano.
Ti porgo la tua con un sorriso.
Ti do un bacio sulla fronte. E torno a sedermi al mio computer.
Fissi per un poco il tuo schermo, con la tazza in mano. Poi distogli lo sguardo, e lo posi su di me. Ti alzi e vieni a sederti qui:
“Mi racconti una storia?”

Nel pomeriggio il sole illumina di una soffice luce invernale.