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Lavatrice

1 Lug

L’estate è un’eternità bambina. Oggi mi sono svegliato con questa frase in testa.
D’estate il tempo passa in un altro modo, tutto suo: il caldo lo scioglie e diventa melassa. Sembra rallentato, in realtà scivola, più veloce, velocissimo, e sono già trascorse mille estati.
E si è adulti. Adulti.
Pomeriggi lamentandosi di un sole cocente, sere profumati di fresco, notti con gli amici – di sempre o di un’estate – a teorizzare la vita fino all’alba. Le risate che chissàperchésirideva.
Il cuore è un lampione.
“Ci sono luoghi che ricorderò per tutta la vita anche se qualcuno è cambiato”.
Terra ocra, corse coi sandali, biglie di vetro. Botteghe di paese che non hanno fretta.
Nuove piazze e nuovi tetti.
Un vinile degli anni 30 suona in una finestra.
Campi di grano, campi di fiori, campi di girasoli.
L’autostrada. File di alberi.
I ricordi restano incastonati laggiù. Diapositive musicate.
«Andiamo a fare un giro?»
«Accendi la radio.»
«Cantiamo?»
«Andiamo a tuffarci.»
«Cosa leggi?»
«Sono belle le nuvole.»
«Sei bella tu.»
Viviamo in una lavatrice. Ma tu sai stendere al meglio i miei ricordi.
Ti meriti un ghiacciolo.

Quando tu stai tanto con te

1 Giu

Blu.
Qualche puntino.
Un pianoforte che suona nella notte.
Nel buio ti traghetta attraverso il tempo.
Vorresti viaggiare nello spazio, invece sei su un treno che non ferma alle stazioni di quando potevi, quando avresti potuto, quando non sai come sarà.
Ti senti galleggiare nel blu, senza riferimenti. Solo un pianoforte di cui ogni tasto apre album di fotografie che avevi dimenticato. Come li hanno trovati? Li avevi nascosti così bene…
Eri proprio una persona diversa. Neanche ti riconosci, eppure vorresti avvisare quella figura di non fare certe scelte… Ma non ti sente, è troppo immersa nel blu del tempo.
Gioca male una partita che farà perdere te.
E unghie di luna nel blu. Ripariamo il tempo. Sarebbe così semplice…
Possibile che si nuoti sempre da soli?
Quando tu stai tanto con te. Quel pianoforte inizia a suonare.
Lo suonava così bene…
E ora ci sei solo tu, e suona così… Così.
L’assenza è una presenza che non ti abbandona mai.
Notti da pittori.
Dove mettere le parole?
Plin, plin, plin.
Plin, plin, plan.
Plin, plan, plin.
Plin.
Plin.
Blu.
Ti sveglio. Avevi un respiro agitato. Ti calmo con una carezza. Siamo qui, va tutto bene. Vieni, andiamo a suonare insieme queste nuove parole.

una barchetta sotto il cielo stellato

1 Nov

Il mare sembra nero, ma è blu.
E le nuvole sono disegni.
Non ti preoccupare.
Non avercela con loro.
Non avercela con nessuno.
Goditi questo momento di silenzio in cui sei con te. Tu e te.
Lenzuola fin sopra la testa.
Sotto, tutti i tuoi sogni.
Arcobaleni, storie, musiche e personaggi inventati.
Porta con te, su questa barchetta sotto il cielo stellato, tutte le cose che ti fanno bene, tutte le persone che ti vogliono bene. Tienile strette.
Non lasciare che la corrente le porti via.
Il mare sembra nero, ma è blu.
Cosa ti rimane di tutte le preoccupazioni? Nulla.
Cosa ti rimane di tutti i ricordi? Il Bello.

la ragazza volpe

1 Set

C’è una leggenda che racconta di una volpe. O meglio, sono certo ci siano diverse leggende sulle volpi, ma io ti sto raccontando questa qua in particolare… Pare che tale volpe fosse in realtà una bella ragazza, poi trasformatasi in una volpe. O viceversa. Dipende dalla versione della leggenda.
Questa versione è del primo tipo.
Si narra che una ragazza fosse innamorata di un ragazzo, ma questi fosse troppo distratto per accorgersi dei sentimenti di lei: gli piaceva perdersi disegnando le nuvole, mentre lei sospirava al suo fianco.
Un giorno la giovane provò un ultimo disperato tentativo per attirare l’attenzione di lui: in una notte di luna piena trovò un quadrifoglio ed espresse il desiderio di trasformarsi in una volpe.
Il giorno dopo, con le nuove sembianze andò da lui.
Il ragazzo fu molto sorpreso perché non aveva mai visto una volpe dal vivo. Pieno di entusiasmo, lasciò da parte le nuvole e iniziò a ritrarre l’animale.
Passarono molto tempo felice insieme, ma un giorno la volpe capì che ormai la sua vita era cambiata per sempre, ed era tempo per lei di unirsi ad altre volpi. Così se ne andò.
Il ragazzo era disperato, e non trovava più consolazione nemmeno tra le nuvole.
Non sapeva più come fare per guarire la sua tristezza, ma una notte di luna piena trovò un quadrifoglio, e si realizzò il desiderio più grande che aveva dentro il suo cuore: la volpe tornò da lui.
Ma nelle notti di plenilunio la ragazza riacquistava le sue sembianze originali.
Vedendola, a lui tutto fu chiaro in un istante. E pianse.
Pianse anche la giovane, perché dispiaciuta per lui: ormai era troppo tardi.
Poi i due si voltarono e ognuno tornò alla propria vita.

Alla prima lettura può sembrare una storia triste, ma cosa ci insegna questa leggenda?
Che comunque bisogna essere contenti, perché per fortuna nessuno si è trasformato in un lupo mannaro che ha sbranato l’altro.

Mi piace raccontarti queste storielle mentre siamo a letto insieme e aspettiamo di addormentarci.
Mi piace leggerle per te tra i pulviscoli che galleggiano nei raggi di luce.
Mi piace sentirti ridere quando le concludo scioccamente.
E ringraziarti, perché le nuvole possiamo disegnarle insieme.

le impalcature di notte fumano sigarette guardando la luna

1 Giu

Le impalcature di notte fumano sigarette guardando la luna. I lampioni si dedicano agli acquerelli.
Tu riposi sul divano, guardando le ombre sul soffitto; una piccola luce gialla. Ti versi mezzo bicchiere di qualcosa, non è importante che cosa, vuoi solo sentire un sapore, mentre pensi a tutte le cose che vorresti scrivere. Questa sensazione… meglio in parole o in note? Forse dovresti avere una pipa – ti dici.
I tuoi piedi si stiracchiano.
Vorresti mettere un po’ di musica col giradischi, ma non ti alzi da lì, le ombre hanno altro da raccontarti. Pensi con rassegnazione che sarebbe proprio ora di cambiare pigiama.
I disegni dei viaggi, altre atmosfere da respirare. Ci sono così tante cose da fare e storie da raccontare… Hai voglia di parole ruvide su tela sudata.
Questo peso ti schiaccia sotto il cielo stellato: è una di quelle notti.
Stringi a te una piccola scatolina di carta. È la cosa a cui tieni di più.
Dentro ci sono io.
E sono qui proprio per aiutarti a realizzare tutto ciò che desideri.

 

discorso piatto

1 Apr

Le giornate si allungano. Eppure ti trovi sempre a cenare la notte. Non c’è nessuno, solo tu e il tuo piatto bianco – che ti fissa per essere riempito.
I piatti la notte sono meno gioiosi. Forse vorrebbero dormire.
Provi a rasserenarlo con della musica. Bassa e tranquilla.
Canzone delle case storte.
Il piatto ti domanda: “Fumare serve a guardare il paesaggio?”
Gli rispondi disegnando lettere col pennello sulla carta bianca. Parole brevi come macchie: la luna, le fasi, i crateri, i dinosauri, gli animali, le storie attorno al fuoco per addormentarsi senza paura.
“Senti, ma lo vogliamo fare un discorso filato, almeno una volta?”
Forse è sempre meglio evitare di discutere con un piatto che tieni sveglio la notte, potrebbe essere scontroso. Rischi che tiri fuori roba che nascondi sotto al cuscino. E lì come svicoli?
“Tisana?” gli dici. “Va bene” fa lui.
Gli oggetti sono scaltri, mica li freghi facilmente.
Ti metti comodo e lasci che sia.

Meglio conoscere o inventare?
Gli uccellini hanno sempre canzoni da cantare.

come sono le notti nei posti che non abbiamo mai visto?

1 Mar

Le notti nei posti che non abbiamo mai visto, come sono?
E i profumi, in quelle notti, a quali vite appartengono?
Quali strumenti musicali ci porterebbero a inventare?
I sogni dei treni.
I disegni delle barche.
Cosa pensano le ancore?
E cosa pensa tutto il resto delle ancore?
E le ancore cosa pensano che tutto il resto pensi di loro?
Un canto lontano. Fatto di tempo e storie.
I tuoi capelli diventano stelle.
Sei la scintilla di ogni Big Bang.

Ci sono così tante parole tra una nota e l’altra… Dirtele tutte o saltare? Un salto è pur sempre un piccolo volo?
Anche se non sempre riesco a venirti a prendere col tappeto volante, è pur sempre meglio di uno zerbino, di una pattina, è sempre meglio di niente, no? Spero.
Anche se a volte non ho molto da dire.
Ma ci tengo a farti una carezza.

coriandoli a terra

1 Nov

Si sta come coriandoli
per terra
alla fine di una festa.
Luci spente.
Vento o aspirapolvere?
Lo sa solo il domani.
Ma questa notte è nostra.
Tu sei la più bella tra tutti i coriandoli.
Io sono quello più a terra.
Come farti capire che sono io il pezzetto di carta che fa per te?
Mentre volavamo nell’aere
ho fatto quelle tre piroette a te dedicate.
Le hai notate?
Volteggiamoci.
Basta un sospiro.
Voliamo via
insieme.
Si sta come le stelle
nel cielo
luminose di desiderio.

vorrei regalarti un silenzio da disegnare

1 Set

La bellezza di essere due. La bellezza di essere un due. Quel due unico.
Stare in silenzio e capirsi.
Mandarsi baci con gli occhi.
Quante parole spese, quanti silenzi non disegnati.
Vorrei farti un regalo.

Penso, freno, traccio, taccio, sudo, suono, piango.
E l’oceano continua a muoversi con tutta la sua pazienza.
Le barche delle saghe, le lacrime delle pagine, le morti degli innamorati.
La terra finalmente può stare immobile di notte. Le rocce erodono.
Nero con una spruzzata di stelle bianche.
Silenzio e un sassolino che viene soffiato in mezzo alla strada. Solo, si stupisce del chiarore del buio. Osserva la luna e sogna di diventare così, da grande.
Due fari. Uno pneumatico. Un’altra storia.

Le tartarughe dormono.
Le balene cambiano lo scintillio dell’acqua.
I pappagalli ripongono i colori.
Un gatto che profuma di spezie.
E i marinai sospirano tra il legno.

Solo le penne si trovano a pensare.
Le storie e la matematica: invenzioni per rubarti un sorriso. Quella è casa mia.

le canzoni la notte

1 Dic

Le file di lampioni.
Provi a ingannarti, ma tanto guida la radio.
Quindi chissenefrega, annega di parole.
E le strade sono di cani e gatti d’inchiostro.
Gli alluci tra le lenzuola indicano ciò che sappiamo davvero.
Una sincerità che sembra semplice e, proprio per questo, più complessa.
Ma tu non puoi capire, o non vuoi.
Scrivere come disegnare.
Spesso la notte è il momento giusto per ascoltare le parole che ti parlano. E fermare. Faccia a faccia. Per questo premi di più sull’acceleratore.
Ma tanto tutto è immobile, e si ripete sempre – per sempre.
Cos’è questa musica?
Non c’è la musica.
È nelle orecchie.
È il cuore.
È elettricità.
È inchiostro.
È niente.
È tutto.
È che dovresti essere qui, per dare un senso a queste parole.