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I vetri delle finestre ci ricordiamo di ringraziarli?

1 Dic

Sali in macchina che sei già in ritardo la sveglia l’hai rimandata quattro volte il caffè era fondamentale ogni scusa è buona per posticipare poi il cielo è grigio fa freddo si sta così bene in casa a poltrire ufficio pensieri parole inutili caffè alla macchinetta colleghi che si lamentano di tutto un pranzo senza sapore ancora problemi da risolvere tramonta il sole anche oggi e nemmeno il tempo di mettere la punteggiatura.
Un giallo nel quale preferisci non cercare il colpevole.

Ti senti come un’isola.
Sospiri guardando l’orizzonte.
Ma ricordati che attorno c’è il mare, e il mare è una presenza piena di vita.

Un vinile che gira placido, una puntina che lo accarezza; la loro danza si trasforma in atmosfera per tutti.
Su un tavolino di legno c’è un libro da annusare.
Un rullino ritrovato: sogni in bianco e nero, attimi di luce perpetua. Affreschi di quotidianità. Fotografie che arrivano per parlarti di ciò che eri e volevi essere.
I vetri delle finestre ci ricordiamo di ringraziarli?

Voglie di foglie

1 Nov

I pomeriggi si bagnano di musica classica che pigra rotola per le stanze. Le attese sono arancioni e si spalmano su ogni superficie.
Parole. Tegole. Lancette.
Prendere un pennino per una fantasia graffiante.
Notti future, mattine presenti.
Paziente pazientare di pazienti.
Paz.
Par.
Bar. Vuoti, pochi tavoli che si lamentano dei problemi delle vite tranquille.
Corse a casa, cose in casa, cose per caso.
A, in, per.
In per a, uguale perina. Una perina al giorno toglie comunque il medico di torno?
Danziamo e coloriamo come foglie.
Voglie di foglie. E di m’ami fra i rami.
Facciamo una festa? Ah no, non si può essere in troppi dentro casa.
Ma non siamo troppi, siamo tutti quelli che servono: tu e io.

I colori delle piume non sono mai sbagliati

1 Ott

È tutto azzurro. Ok, un po’ di bianco qua e là: sono le nuvole attorno a te… Stai volando.
Cambi direzione quando vuoi, piroetti, scendi, sali, ti tuffi e riemergi: dai forma alle tue intuizioni, modellando il vento come fosse una melodia.
Vedi città sopra le nuvole, piene di abitanti pieni di storie.
Compongono senza saperlo fare, inventano nuovi strumenti musicali, nuovi ritmi, non seguono le regole e ne inventano di loro, sempre nuove: basta che funzioni. I colori delle piume non sono mai sbagliati.
Una forma, un suono, delle parole… Scolpisci la materia fluida, e lascia che questo vento plasmi anche il tuo sorriso.
Il cacciavirgole, il pianoforme, la poesitar, il colibricino, la batterisata, la macchina da scrivedere, l’abbraccendino…
Dammi la mano, insegniamoci a volare.

Lavatrice

1 Lug

L’estate è un’eternità bambina. Oggi mi sono svegliato con questa frase in testa.
D’estate il tempo passa in un altro modo, tutto suo: il caldo lo scioglie e diventa melassa. Sembra rallentato, in realtà scivola, più veloce, velocissimo, e sono già trascorse mille estati.
E si è adulti. Adulti.
Pomeriggi lamentandosi di un sole cocente, sere profumati di fresco, notti con gli amici – di sempre o di un’estate – a teorizzare la vita fino all’alba. Le risate che chissàperchésirideva.
Il cuore è un lampione.
“Ci sono luoghi che ricorderò per tutta la vita anche se qualcuno è cambiato”.
Terra ocra, corse coi sandali, biglie di vetro. Botteghe di paese che non hanno fretta.
Nuove piazze e nuovi tetti.
Un vinile degli anni 30 suona in una finestra.
Campi di grano, campi di fiori, campi di girasoli.
L’autostrada. File di alberi.
I ricordi restano incastonati laggiù. Diapositive musicate.
«Andiamo a fare un giro?»
«Accendi la radio.»
«Cantiamo?»
«Andiamo a tuffarci.»
«Cosa leggi?»
«Sono belle le nuvole.»
«Sei bella tu.»
Viviamo in una lavatrice. Ma tu sai stendere al meglio i miei ricordi.
Ti meriti un ghiacciolo.

Quando tu stai tanto con te

1 Giu

Blu.
Qualche puntino.
Un pianoforte che suona nella notte.
Nel buio ti traghetta attraverso il tempo.
Vorresti viaggiare nello spazio, invece sei su un treno che non ferma alle stazioni di quando potevi, quando avresti potuto, quando non sai come sarà.
Ti senti galleggiare nel blu, senza riferimenti. Solo un pianoforte di cui ogni tasto apre album di fotografie che avevi dimenticato. Come li hanno trovati? Li avevi nascosti così bene…
Eri proprio una persona diversa. Neanche ti riconosci, eppure vorresti avvisare quella figura di non fare certe scelte… Ma non ti sente, è troppo immersa nel blu del tempo.
Gioca male una partita che farà perdere te.
E unghie di luna nel blu. Ripariamo il tempo. Sarebbe così semplice…
Possibile che si nuoti sempre da soli?
Quando tu stai tanto con te. Quel pianoforte inizia a suonare.
Lo suonava così bene…
E ora ci sei solo tu, e suona così… Così.
L’assenza è una presenza che non ti abbandona mai.
Notti da pittori.
Dove mettere le parole?
Plin, plin, plin.
Plin, plin, plan.
Plin, plan, plin.
Plin.
Plin.
Blu.
Ti sveglio. Avevi un respiro agitato. Ti calmo con una carezza. Siamo qui, va tutto bene. Vieni, andiamo a suonare insieme queste nuove parole.

la musica della luce

1 Feb

Sono in macchina. In coda. Nell’auto davanti a me, attraverso il lunotto, vedo lo specchietto retrovisore: riflesso c’è un frammento di viso che mi ricorda te.
Vorrei scrivertelo.
Lo annoto qui.

Penso a come sarebbe essere in quella macchina con te. In un viaggio. Verso chissà dove, non è importante. L’importante è voltarmi verso di te, e vederti lì, a viaggiare con me, verso chissà dove.
La musica.
Musica.

Canzoni casuali.
Canzoni per te.
Una canzone per te.
Tu e la musica e il paesaggio che scorre fuori dal finestrino.
La luce del sole al tramonto. Attorno a noi e a colorare la tua espressione.
Canzoni trash da cantare forte.
Canzoni di colonne sonore di film che hanno fatto da colonna sonora alla nostra vita. E ora a questo momento.
Ormai che ho imparato a sognare non smetterò.

Vorrei ritrarti in infiniti modi. Vorrei farlo con la musica. Potrei provarci con le parole.

Vorrei farti il ritratto di un viaggio in macchina.

Polaroid

1 Dic

Qui stai passeggiando sotto la pioggia, nel parco. Bianco e nero.
Qui stai ascoltando un vinile. Jazz.
Qui stai stendendo un lenzuolo bianco per proiettarci sopra un vecchio film.
Qui stai scrivendo con la macchina da scrivere. Trasportata dal suono dei tasti e dalle fantasie fuori dalle finestre.
Qui stai provando a disegnare.
Qui stai leggendo una cosa buffa e sorridi.
Qui stai leggendo.
Qui stai sorridendo.
Qui stai mangiando una cosa che ti piace.
Qui sei sorpresa. Con gli occhi luminosi.
Qui stai saltellando.
Qui stai passeggiando in un museo.
Qui stai pensando, socchiudendo gli occhi.
Qui stai guardando in su.
Qui stai riposando.
Qui sei tu.

Ho scattato tutte queste fotografie dei momenti in cui ti darei un bacio.

che senso ha tutta questa fatica

1 Ott

Andare a dormire tardi, svegliarsi presto, stare in tensione, sudare, sperare, piangere… Che senso ha tutta questa fatica?
Balla finché c’è la musica. E, anzi, continua anche dopo, pure se la musica non c’è più. Balla finché c’è da ballare.
Che è bello, fidati.

Scusami se oggi non riesco a raccontarti una storia o portarti in un bel posto: ho poco tempo, corso tanto, dormito niente. Faccio un lavoro che è difficile spiegare.
(Mi sto appuntando queste parole mentre guido, mentre passo da una stanza all’altra della redazione…)
Ma un istante per mandarti questo pensiero, questo sorriso, questa carezza, lo voglio trovare.
Non dimenticare mai di essere importante.
È questo che dà un senso a tutto.

le impalcature di notte fumano sigarette guardando la luna

1 Giu

Le impalcature di notte fumano sigarette guardando la luna. I lampioni si dedicano agli acquerelli.
Tu riposi sul divano, guardando le ombre sul soffitto; una piccola luce gialla. Ti versi mezzo bicchiere di qualcosa, non è importante che cosa, vuoi solo sentire un sapore, mentre pensi a tutte le cose che vorresti scrivere. Questa sensazione… meglio in parole o in note? Forse dovresti avere una pipa – ti dici.
I tuoi piedi si stiracchiano.
Vorresti mettere un po’ di musica col giradischi, ma non ti alzi da lì, le ombre hanno altro da raccontarti. Pensi con rassegnazione che sarebbe proprio ora di cambiare pigiama.
I disegni dei viaggi, altre atmosfere da respirare. Ci sono così tante cose da fare e storie da raccontare… Hai voglia di parole ruvide su tela sudata.
Questo peso ti schiaccia sotto il cielo stellato: è una di quelle notti.
Stringi a te una piccola scatolina di carta. È la cosa a cui tieni di più.
Dentro ci sono io.
E sono qui proprio per aiutarti a realizzare tutto ciò che desideri.

 

discorso piatto

1 Apr

Le giornate si allungano. Eppure ti trovi sempre a cenare la notte. Non c’è nessuno, solo tu e il tuo piatto bianco – che ti fissa per essere riempito.
I piatti la notte sono meno gioiosi. Forse vorrebbero dormire.
Provi a rasserenarlo con della musica. Bassa e tranquilla.
Canzone delle case storte.
Il piatto ti domanda: “Fumare serve a guardare il paesaggio?”
Gli rispondi disegnando lettere col pennello sulla carta bianca. Parole brevi come macchie: la luna, le fasi, i crateri, i dinosauri, gli animali, le storie attorno al fuoco per addormentarsi senza paura.
“Senti, ma lo vogliamo fare un discorso filato, almeno una volta?”
Forse è sempre meglio evitare di discutere con un piatto che tieni sveglio la notte, potrebbe essere scontroso. Rischi che tiri fuori roba che nascondi sotto al cuscino. E lì come svicoli?
“Tisana?” gli dici. “Va bene” fa lui.
Gli oggetti sono scaltri, mica li freghi facilmente.
Ti metti comodo e lasci che sia.

Meglio conoscere o inventare?
Gli uccellini hanno sempre canzoni da cantare.