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le impalcature di notte fumano sigarette guardando la luna

1 Giu

Le impalcature di notte fumano sigarette guardando la luna. I lampioni si dedicano agli acquerelli.
Tu riposi sul divano, guardando le ombre sul soffitto; una piccola luce gialla. Ti versi mezzo bicchiere di qualcosa, non è importante che cosa, vuoi solo sentire un sapore, mentre pensi a tutte le cose che vorresti scrivere. Questa sensazione… meglio in parole o in note? Forse dovresti avere una pipa – ti dici.
I tuoi piedi si stiracchiano.
Vorresti mettere un po’ di musica col giradischi, ma non ti alzi da lì, le ombre hanno altro da raccontarti. Pensi con rassegnazione che sarebbe proprio ora di cambiare pigiama.
I disegni dei viaggi, altre atmosfere da respirare. Ci sono così tante cose da fare e storie da raccontare… Hai voglia di parole ruvide su tela sudata.
Questo peso ti schiaccia sotto il cielo stellato: è una di quelle notti.
Stringi a te una piccola scatolina di carta. È la cosa a cui tieni di più.
Dentro ci sono io.
E sono qui proprio per aiutarti a realizzare tutto ciò che desideri.

 

isola

1 Mag

Vivo su quest’isola deserta ormai da un po’ – non so quanto, non sono proprio bravo col tempo. Ma continuo a pensarti, anche se ti ho incontrata una sola volta, in un sogno. Di solito sogno stelle e animali, ma in quell’occasione ti sei presentata tu, per giocare con me. Avevi regole tutte tue, ma io le conoscevo già. Quindi forse dovrei dire che avevi regole tutte mie.
È stato divertente. Molto. Come quando si gioca da bambini, che il cuore trabocca.
Sono passati anni dalla tua visita nella mia mente – non so quanti, non sono proprio bravo col tempo – e ormai hai cambiato mille forme, sei un suono. Sei come un gatto che muove la coda pigramente al sole. Sai di spezie lontane, assaggiate solo nei libri. Pagine lette sul divano, mentre il vento muove una tenda; odore di carta e luce. Una piccola cornice attorno al primo disegno di un bimbo.
È arrivata una barca per portarmi via.
Mi volto indietro, un ultimo sguardo alla mia isola deserta. Qualcosa si muove tra le foglie lontane: sei tu.
Vorrei trascorrere con te tantissime lune – non so quante, non sono proprio bravo col tempo.

l’età dei cassetti

1 Ott

Lascia perdere le corse e le chat, molla tutto e vieni qui.
Appoggia i talloni sulla coperta, lascia riposare i denti e ascolta il pianoforte.
Vorrei raccontarti una storia che parla dell’età dei cassetti.
I ricordi, una vita che scorre: il colore delle fotografie e quello delle pagine dei libri.
Le espressioni delle case.
Lettere in cui viaggiare con la penna sulla carta.
Tutte quelle robe lì.
Ce ne ricorderemo sempre dopo. La musica del tempo.
Pennellate di un campo di grano. Giallo estate o giallo autunno?
Vorrei scriverti tante parole, ma continuo a cancellarle, perché ne basta una: respira.
Correre per scelta, non per i capelli bianchi.
Tutti tornano, ma tu non fuggire. Riempiamo i cassetti con una favola da raccontare.
Facciamolo insieme:

 

sapore di ferro battuto e rami

1 Ott

Le giornate libere sono belle perché finalmente puoi leggere. Finalmente un po’ di tempo da dedicare a te.
Ci sono libri che ti guardano ogni notte dal comodino, attendendo con pazienza che tu non corra e che abbia voglia di sederti con loro su un prato.
Vorresti anche avere il tempo per imparare a suonare la chitarra, per scrivere… Ma gli orari dell’ufficio, gli autobus, gli aperitivi… “Dai, ok, oggi prendo questo libro e leggo un po’”.
Cambio in borsa: fuori cellulare, dentro libro.
Passeggi e ti accorgi che tutto è più lento e musicale; non è male questo ultimo sole caldo…
Le foglie sono un po’ gialle di luce e un po’ di autunno.
Entri nel parco seguendo una strada fatta di sassolini bianchi.
Un piccolo vento spinge la tua gonna lunga accompagnandoti fino a delle seggiole sotto agli alberi. Sapore di ferro battuto e rami. Apri il libro e le pagine sono decorate dalla luce che passa fra le foglie.
Il suo colore ti accompagna nelle vicende d’inchiostro in cui ti immergi.
Un soffio di vento ti sposta i capelli sopra agli occhi. Una farfalla festeggia la tua presenza.
Stai per decollare, ma qualcosa ti trattiene in quel parco, su quella sedia…
I cinguettii? Un po’ troppo fresco? No, è qualcos’altro che non riesci a identificare…
Ci riprovi: i tuoi occhi accarezzano le parole di carta… Nulla: c’è qualcosa alla tua sinistra. Lo senti nella tua testa. Solo alberi e cespugli…
Torniamo alla pagina… Eccolo, un fruscio!
Ti alzi: cos’è?
Con qualche timore fai un passo in quella direzione. In risposta qualcosa si allontana.
Ti avvicini lentamente verso quel punto che attirava la tua attenzione: un cavalletto. Con un blocco di fogli.
Lo aggiri.
C’è un disegno.
Una ragazza che legge sotto un albero.
L’ho fatto per te.