Tag Archives: cose per te

Sedia e Cuscino

1 Ott

Ho origliato un dialogo tra la tua sedia e il tuo cuscino.

SEDIA: Ti dico che è con me che dà il meglio.
CUSCINO: A me concede di abbracciare la sua mente e massaggiare i suoi sogni. Mi affida la cosa più importante che ha! A te dà le chiappe!
SEDIA: E dici poco? È con quelle che si fanno i follower!
CUSCINO: Quando sta con me ne chiede sempre di più: “Dai, ancora cinque minuti…”
SEDIA: Con me fa le cose più importanti: lavora, mangia, pianifica il futuro…
CUSCINO: La fai faticare! Vuoi mettere quanto sia più bello il riposo?
SEDIA: Su di te sbava!
CUSCINO: È sinonimo di fiducia.
SEDIA: Certo: chiami l’idraulico per riparare il boiler e per dimostrargli che hai fiducia nelle sue capacità, lo riempi di saliva…
CUSCINO: Ho visto parecchi film porno che iniziano proprio così!
SEDIA: Sei un cuscemo.
CUSCINO: E tu sediota.
SEDIA: È una gara all’insulto col peggior gioco di parole?
CUSCINO: Sono temprato da parecchie battaglie di cuscini.
SEDIA: Con me stringe conoscenze.
CUSCINO: Con me fa l’amore.
SEDIA: Sei pesante.
CUSCINO: Sono fatto di piume.
SEDIA: Con me passa metà del suo tempo.
CUSCINO: Con me l’altra metà.
SEDIA: Se dovesse scegliere di tenere solo uno di noi due, chi pensi che sceglierebbe?
CUSCINO: Non si può avere solo il giorno o solo la notte.

Beati loro che passano sempre tanto tempo con te!
Concedimi di essere per te sedia e cuscino.

Tutto questo spazio da riempire

1 Set

Occhi per guardare fuori, ma anche per farmi guardare dentro.
Dentro c’è tutto questo spazio da riempire. Vediamo di ricordarcelo, eh!
Anche perché pure l’universo si riempie. Di cosa? Di altri universi più piccoli: ciò che è in grande è anche in piccolo, all’infinito.
Come un cubo bianco. Vuoto? Beh, ci sarà almeno dell’aria dentro… Ma non solo: trattasi di un cubo pieno di ricordi. Tutti ammassati, uno sopra l’altro, spaiati, accavallati… difficilmente sono ben ordinati, piegati e puliti; quasi mai sono come nuovi. I ricordi sono sempre usati. L’importante è che siano un buon usato; è importante usare bene i ricordi.
Quindi ‘sto cubo bianco sembra vuoto, ma il vuoto è da maneggiare con cura, va coltivato, perché è un attimo che precipiti: negli angoli si annidano le ragnatele che intrappolano le storie che non volano più.
Avere una buona tavolozza in cui mescolare i ricordi permette la nascita di altri buoni ricordi. Un viaggio nel tempo, in cui il presente incontra il passato creando il futuro: nelle vecchie fotografie ingiallite che ne è di quegli occhi che stavano guardando l’obbiettivo speranzosi? Finestre che guardano fuori, ma anche per guardare dentro.

Bene, come vedi le istruzioni sono piuttosto semplici – mi sembrava giusto fare un piccolo ripassino.
Sono casa tua, arredami come vuoi.

Trovi una busta sul tuo tavolo

1 Feb

Trovi una busta sul tuo tavolo.
È chiusa con della ceralacca, e c’è scritto il tuo nome sopra, dello stesso colore del sigillo.
La apri. Tick.
Dentro c’è un foglio scritto a mano.
Dice così:

Trovi una busta sul tuo tavolo.
È chiusa con della ceralacca, e c’è scritto il tuo nome sopra, dello stesso colore del sigillo.
Chi te l’ha mandata? Hai qualche sospetto. Ti guardi sorridere allo specchio.
La apri. Tick.
Dentro c’è un foglio di carta che profuma di carta. 
Inchiostro azzurro, danza di pennino, onde di parole in bella calligrafia, per navigare verso isole tranquille.
Metti della musica, o lasci suonare la stanza?
Siediti per leggere questa lettera.
Dice così:

Trovi una busta sul tuo tavolo.
È chiusa con della ceralacca, e c’è scritto il tuo nome sopra, dello stesso colore del sigillo.
Com’è finita qui? Chi è entrato nella stanza? Non vive nessun altro qui.
Un brivido di freddo. La finestra è aperta.
Sbirci fuori; non c’è nessuno.
Le uniche informazioni che puoi ricavare sono contenute in quella busta.
La apri piano.
Un foglio stropicciato. È scritto a mano. Inchiostro nero.
Dice così:

Trovi una busta sul tuo tavolo.
È chiusa con della ceralacca, e c’è scritto il tuo nome sopra, dello stesso colore del sigillo.
La apri.
Dentro c’è una busta più piccola col tuo nome scritto sopra.
La apri.
Dentro c’è una bustina più piccola ancora col tuo nome scritto sopra.
La apri.
Dentro c’è una piccolissima bustina col tuo nome scritto a minuscole letterine.
La apri.
C’è un biglietto.
Dice così:

Trovi una busta sul tuo tavolo.
È chiusa con della ceralacca, e c’è scritto il tuo nome sopra, dello stesso colore del sigillo.
Non la apri subito, la tieni per un momento speciale, per leggerci ciò che vorrai tu.

Un fiocco di neve

1 Gen

Un
   fiocco
            di
                neve
            che
     scende
                e
                  si
                    posa
                  sul
                      tuo
                         naso
                         .

È unico
e
ha scelto proprio te
e
tu hai scelto lui.

I vetri delle finestre ci ricordiamo di ringraziarli?

1 Dic

Sali in macchina che sei già in ritardo la sveglia l’hai rimandata quattro volte il caffè era fondamentale ogni scusa è buona per posticipare poi il cielo è grigio fa freddo si sta così bene in casa a poltrire ufficio pensieri parole inutili caffè alla macchinetta colleghi che si lamentano di tutto un pranzo senza sapore ancora problemi da risolvere tramonta il sole anche oggi e nemmeno il tempo di mettere la punteggiatura.
Un giallo nel quale preferisci non cercare il colpevole.

Ti senti come un’isola.
Sospiri guardando l’orizzonte.
Ma ricordati che attorno c’è il mare, e il mare è una presenza piena di vita.

Un vinile che gira placido, una puntina che lo accarezza; la loro danza si trasforma in atmosfera per tutti.
Su un tavolino di legno c’è un libro da annusare.
Un rullino ritrovato: sogni in bianco e nero, attimi di luce perpetua. Affreschi di quotidianità. Fotografie che arrivano per parlarti di ciò che eri e volevi essere.
I vetri delle finestre ci ricordiamo di ringraziarli?

I colori delle piume non sono mai sbagliati

1 Ott

È tutto azzurro. Ok, un po’ di bianco qua e là: sono le nuvole attorno a te… Stai volando.
Cambi direzione quando vuoi, piroetti, scendi, sali, ti tuffi e riemergi: dai forma alle tue intuizioni, modellando il vento come fosse una melodia.
Vedi città sopra le nuvole, piene di abitanti pieni di storie.
Compongono senza saperlo fare, inventano nuovi strumenti musicali, nuovi ritmi, non seguono le regole e ne inventano di loro, sempre nuove: basta che funzioni. I colori delle piume non sono mai sbagliati.
Una forma, un suono, delle parole… Scolpisci la materia fluida, e lascia che questo vento plasmi anche il tuo sorriso.
Il cacciavirgole, il pianoforme, la poesitar, il colibricino, la batterisata, la macchina da scrivedere, l’abbraccendino…
Dammi la mano, insegniamoci a volare.

Lavatrice

1 Lug

L’estate è un’eternità bambina. Oggi mi sono svegliato con questa frase in testa.
D’estate il tempo passa in un altro modo, tutto suo: il caldo lo scioglie e diventa melassa. Sembra rallentato, in realtà scivola, più veloce, velocissimo, e sono già trascorse mille estati.
E si è adulti. Adulti.
Pomeriggi lamentandosi di un sole cocente, sere profumati di fresco, notti con gli amici – di sempre o di un’estate – a teorizzare la vita fino all’alba. Le risate che chissàperchésirideva.
Il cuore è un lampione.
“Ci sono luoghi che ricorderò per tutta la vita anche se qualcuno è cambiato”.
Terra ocra, corse coi sandali, biglie di vetro. Botteghe di paese che non hanno fretta.
Nuove piazze e nuovi tetti.
Un vinile degli anni 30 suona in una finestra.
Campi di grano, campi di fiori, campi di girasoli.
L’autostrada. File di alberi.
I ricordi restano incastonati laggiù. Diapositive musicate.
«Andiamo a fare un giro?»
«Accendi la radio.»
«Cantiamo?»
«Andiamo a tuffarci.»
«Cosa leggi?»
«Sono belle le nuvole.»
«Sei bella tu.»
Viviamo in una lavatrice. Ma tu sai stendere al meglio i miei ricordi.
Ti meriti un ghiacciolo.

Quando tu stai tanto con te

1 Giu

Blu.
Qualche puntino.
Un pianoforte che suona nella notte.
Nel buio ti traghetta attraverso il tempo.
Vorresti viaggiare nello spazio, invece sei su un treno che non ferma alle stazioni di quando potevi, quando avresti potuto, quando non sai come sarà.
Ti senti galleggiare nel blu, senza riferimenti. Solo un pianoforte di cui ogni tasto apre album di fotografie che avevi dimenticato. Come li hanno trovati? Li avevi nascosti così bene…
Eri proprio una persona diversa. Neanche ti riconosci, eppure vorresti avvisare quella figura di non fare certe scelte… Ma non ti sente, è troppo immersa nel blu del tempo.
Gioca male una partita che farà perdere te.
E unghie di luna nel blu. Ripariamo il tempo. Sarebbe così semplice…
Possibile che si nuoti sempre da soli?
Quando tu stai tanto con te. Quel pianoforte inizia a suonare.
Lo suonava così bene…
E ora ci sei solo tu, e suona così… Così.
L’assenza è una presenza che non ti abbandona mai.
Notti da pittori.
Dove mettere le parole?
Plin, plin, plin.
Plin, plin, plan.
Plin, plan, plin.
Plin.
Plin.
Blu.
Ti sveglio. Avevi un respiro agitato. Ti calmo con una carezza. Siamo qui, va tutto bene. Vieni, andiamo a suonare insieme queste nuove parole.

I fiori sbocciano comunque

1 Mag

Pioggia, nuvole grigie, tempesta, solo rocce… I fiori sorridono al vento, richiamando il sole.
Una rana che nuota in uno stagno. Perché ha solo voglia di farsi una nuotata. Poi canterà anche un po’.
Troppe parole, più azione: godersi una tartaruga che passeggia.
Quanto sono belle le tartarughe? Sarà il fascino della saggezza…
La tartaruga passeggia e si avvicina a un fiore. Giallo – il fiore. Allunga il collo  – la tartaruga – per annusarlo. Apre la bocca, con quella tipica espressione da tartaruga; sembra contenta. Fa per mangiarlo, ma poi ci ripensa: è bello, sarebbe un peccato. E poi non le farebbe bene. Trae più giovamento nel sapere che esiste, nel contemplarlo e guardare la giornata con lui.
Socchiude gli occhi osservando il cielo e gli dice:
“Non avere una voce triste. Se provi a sorridere, poi ti scoprirai a sorridere davvero.”

Poi quel fiore deve averlo detto pure a tutti gli altri, e forse è un po’ anche per questo che i fiori sbocciano comunque.

che senso ha tutta questa fatica

1 Ott

Andare a dormire tardi, svegliarsi presto, stare in tensione, sudare, sperare, piangere… Che senso ha tutta questa fatica?
Balla finché c’è la musica. E, anzi, continua anche dopo, pure se la musica non c’è più. Balla finché c’è da ballare.
Che è bello, fidati.

Scusami se oggi non riesco a raccontarti una storia o portarti in un bel posto: ho poco tempo, corso tanto, dormito niente. Faccio un lavoro che è difficile spiegare.
(Mi sto appuntando queste parole mentre guido, mentre passo da una stanza all’altra della redazione…)
Ma un istante per mandarti questo pensiero, questo sorriso, questa carezza, lo voglio trovare.
Non dimenticare mai di essere importante.
È questo che dà un senso a tutto.