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tasti di pianoforte

11 Apr

Notte.
Apri gli occhi e le mie lenzuola sono stropicciate e vuote.
Posi i piedi sulle assi del pavimento. Accendi la candela e ti avvii verso la porta. Stai per afferrare la maniglia e senti una musica arrivare da di là. Non è una musica educata: pigio sui tasti del vecchio pianoforte come un bambino che disegna coi pastelli a cera; esploro, esco dai contorni, sorprendendomi.
Sorridi, e resti un po’ a godere di quelle dissonanze attraverso il legno della porta.
Certo non potremo mantenerci con la mia musica…
Ma non ti interessa, è bella così. Ti piace che mi eserciti tutto il tempo a non imparare, a tenere allenata la fantasia e non la regola; a disimparare.
Giri il pomello della maniglia.
I tuoi piedi nudi cercano di non disturbarmi sulle assi scricchiolanti.
Copri la candela con le mani per guardarmi illuminato dalla luce della finestra.
Sono azzurro e candido sotto la luna, nelle mie incertezze. Ti piace ammirarmi di nascosto, senza che io lo sappia. Non me lo dirai mai.
Ed è un bel segreto.
Suono, ma le nostre orecchie sono per il fuori dalle grandi finestre, dove le nuvole si rincorrono indecise se essere grige o arancio…
Per strada qualcuno cammina sotto lampioni piangenti. E i nostri respiri ne seguono i passi. Poi si allontanano. E, senza saperlo, stiamo respirando insieme.
Penso ai tuoi profumi. Pensi alle mie carezze.
Tutto è fermo, e la musica è per te.