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Voglie di foglie

1 Nov

I pomeriggi si bagnano di musica classica che pigra rotola per le stanze. Le attese sono arancioni e si spalmano su ogni superficie.
Parole. Tegole. Lancette.
Prendere un pennino per una fantasia graffiante.
Notti future, mattine presenti.
Paziente pazientare di pazienti.
Paz.
Par.
Bar. Vuoti, pochi tavoli che si lamentano dei problemi delle vite tranquille.
Corse a casa, cose in casa, cose per caso.
A, in, per.
In per a, uguale perina. Una perina al giorno toglie comunque il medico di torno?
Danziamo e coloriamo come foglie.
Voglie di foglie. E di m’ami fra i rami.
Facciamo una festa? Ah no, non si può essere in troppi dentro casa.
Ma non siamo troppi, siamo tutti quelli che servono: tu e io.

guardare i tramonti su quest’isola

1 Ago

Era da un po’ che non ci sentivamo, vero?
Eppure sembra ieri…
Ricordo l’ultima estate che abbiamo passato insieme. L’unica.
Poi spariti.
Le nostre vite ci hanno divisi.
Ed ora eccoti lì, a un tavolino che dà sul mare, sorseggiando un aperitivo con un cappellino di paglia.
Sei proprio come ti ricordavo.
Siamo tornati entrambi su quest’isola, proprio questa estate, dopo tanti anni… Il caso è davvero il miglior sceneggiatore…
Mi siedo qui, su questo muretto, e ti guardo. Ricordi? In quella vacanza guardavamo sempre il tramonto da questo punto…
Il tuo sguardo cerca all’orizzonte cose che non sa.
E mi sono sempre piaciute anche quelle tue labbra, che per ogni mio stato d’animo sapevano quali parole dedicarmi.
Ho scelto sempre la stessa crema doposole da quell’estate, sai? Mi fa rivivere quelle stelle… E ora sento quel profumo e ti ho davvero davanti agli occhi ancora una volta… Mi ritrovo a sorridere.

Ok, è il momento: mi guardo attorno, mi sistemo i capelli al meglio delle mie possibilità e faccio un passo verso di te, giusto il tempo per vedere che ti si avvicina un ragazzo e ti sfiora la spalla. Ti volti, lo guardi, sorridi. Ti alzi, e mentre le tue braccia avvolgono il suo collo, le tue labbra si concedono alle sue.
Poi ti inginocchi a pulire la bocca impiastricciata di gelato del bimbo che tiene per mano.

Dal porto annunciano che il mio traghetto sta per partire.
Il sole tramonta sulle case di questa nostra isola.

parlami d’amore Mariù

4 Apr

Un tempo che non abbiamo mai vissuto. Se non nelle rovinate foto dei nostri nonni, in una semplice Italia.
Sembra incredibile, eppure i colori ci sono, non è tutto in bianco e nero.
La primavera germoglia sulle sponde del Tevere. Il baretto ha messo i tavoli fuori, sotto le piante.
Gli anziani si fanno un grappino e giocano a carte.
In famiglia siamo tanti, e i soldi non sono molti, ma voglio fare bella figura con te: ho messo la giacca elegante di papà; mi sta larga, e ha le spalle più grandi delle mie, che sono magrolino. Ho colto anche qualche fiorellino da un prato, perché mi hanno detto che quando ci si incontra con le ragazze si usa così.
Sono un po’ agitato, e giustifico a me stesso il sudore dando la colpa al sole che fa capolino tra le foglie.
Si alza un piccolo venticello, una carta da gioco cade dal tavolino, la seguo nel suo rotolare, fino a quando incontra delle scarpette azzurre. Il mio sguardo allora abbandona la carta in favore di caviglie sottili, un’ampia gonna a fiorellini, delle mani attente, un golfino leggero, delle spalle timide, un collo candido e un sorriso per me.
Il cuore fa un salto.
Per un attimo parlano solo le foglie e la luce.
Mi vedi che cerco di abbozzare un sorriso il più naturale possibile, poi metto insieme dei passi fino ad arrivare a te, e davanti al tuo viso spunta un mazzetto di fiori di campo. Sono colorati e profumano di sincerità. Li prendi e mi dai un bacio sulla guancia.
È il nostro primo appuntamento.
Ce ne saranno altri?
Chi se ne frega: oggi ti sono vicino, perché sospirar?
Ti prendo per mano e ti porto dentro al locale, dove è fresco e ancora più lento.
Faccio come se io sapessi quel che sto facendo e ordino due bicchieri per noi.
Intanto qualcuno accende la radio. La musica accarezza le orecchie di tutti noi al bar, colorandoci il pomeriggio, a ognuno con colori diversi. La voce che canta la riconosco: è quell’attore del cinematografo…
Senza rendermene conto ti sto stringendo la mano, e l’altra arriva alla tua schiena. Le nostre gambe si lasciano andare al ritmo del pianoforte.
Ora sorridiamo con naturalezza.
Mi faccio coraggio e incrocio il tuo sguardo, che è così vicino: gli occhi tuoi belli brillano.

 

Ora sono passati tanti anni.
Le mie spalle sono cresciute e riempiono le giacche.
Quei signori hanno smesso di giocare a carte.
Quel bar ha probabilmente chiuso.
Ma a me piace ancora mettere su quel disco, prendere la tua mano e ballare con te, sorridendoci: non era un’illusione, e sul tuo cuor mi hai permesso di non soffrire più.