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A Night at the Opera

1 Mag

Personaggi:
Foglio bianco
Penna stilografica
Pastello azzurro
Pastello giallo
Tutte le parole (tranne una)
Maggiordomo
Vittima che sta bene
Detective che si sente inutile
Stuntman in fiamme
Suonatore di tromba
Pianoforte che segretamente sogna di diventare una chitarra
Picasso
Collage di Matisse
Leonardo da un paese vicino a Vinci
Groucho Marx
Sosia di Ernest Hemingway
Vecchio
Mare
Musicassetta
Haruki Murakami (non lo scrittore, un omonimo)
Colonnello di KFC
Persona che regge cartello con scritto “Continua…”
Tizio che somiglia a Topolino



SIPARIO SI APRE

Da una parte entri tu, dall’altra parte entro io.
Ci avviciniamo e ci incontriamo al centro del palco.

Pronunciamo lo spazio lasciato dai versi quando si va a capo, arrivando poi a cantare la parte non incisa tra una canzone e l’altra.

Ci abbracciamo.

Entra persona che regge cartello con scritto “Continua…”

SIPARIO SI CHIUDE

sfogare

1 Apr

Come fai quando c’è qualcosa che non va? Quando sei un po’ giù, quando c’è la solitudine, quando c’è la malinconia, quando c’è la rabbia, quando c’è la tensione… come fai?
Urli in un cuscino?
Urli a qualcuno?
Piangi?
Mandi giù?
Accumuli?
Accusi?
Dimentichi?
Corri?
Corri via?
La gioia è la luce che disintegra ogni ombra nera.
La gioia è un abbraccio.
Questo è il mio abbraccio per te.

mi dispiace immensamente

1 Mar

Mi dispiace immensamente che tutto abbia una fine.

Mi dispiace immensamente che anche le stelle si spengano.

Mi dispiace immensamente non essere accanto a te, ora, e abbracciarti.

Mi dispiace immensamente non riuscire a farti capire quanto tu sia importante.

Mi dispiace immensamente non poterti riparare dalla pioggia.

Mi dispiace immensamente che le albe e i tramonti non siano sempre insieme a te.

Mi dispiace immensamente chiudere gli occhi, la notte, e non averti anche lì, sotto le palpebre.

Mi piace che tu sia sorgente di queste parole.

countdown

1 Gen

dieci
nove
otto
sette
sei
cinque
quattro
il tempo scivola via
due
dovremmo passarlo
abbracciati

voglia di sbagliare

1 Ott

Sai di cosa ho proprio voglia oggi? Di sbagliare.
Mi piace sbagliare, sì.
E spesso lo faccio anche apposta.
Perché è interessante ciò che ne viene fuori.
E perché sono tenere le discussioni in cui si parla dei piccoli problemi; siamo noi due, tutto il resto sono sciocchezze.

Ho voglia di colorare uscendo dai contorni.
Perché mi piace quando mi correggi e mi dici la tua.
E allora parte quella danza in cui entrambi sosteniamo di aver ragione, e magari ci si tiene anche un po’ il broncio. Sei tenera col broncio.
E mi piacciono anche quei momenti in cui non ci parliamo, perché poi posso venire da te, abbracciarti, e spiegarti che ho colorato apposta fuori dai contorni.
E tu mi rispondi che ne eri consapevole, e che mi hai corretto apposta, perché è bello stuzzicarci.
Ma in fondo lo sappiamo:
siamo nella stessa squadra, disegniamo noi i contorni e giochiamo a un gioco tutto nostro, di cui solo noi conosciamo le regole.

cosa voglio

1 Giu

Salvarti dall’infelicità.
Illuminare ogni tua giornata.
Scoprire l’universo con te.
Fare la spesa con te. Nel reparto ortofrutta.
Cantare le canzoni in macchina.
Anche senza sapere le parole.
Anzi,
soprattutto senza sapere le parole.
Comprare dei teli colorati per stenderci ovunque.
Stenderci ovunque.
Giocare a dei giochi.
Inventare dei giochi.
Inventare degli animali.
Farci delle foto insieme
per poi chiederci se pubblicarle in Facebook.
Andare in quella città là.
E anche in quell’altra.
Guardare i film.
Guardare te che guardi i film.
Guardare te che guardi i film e notare che stai guardando me che guardo te che guardi i film.
Nuotare nel mare tenendoci per mano.
Vivere abbracciati avvinghiati come le calze a righe sanno.

…tanto per cominciare.

E invece che fare tutte queste cose,
sono qua a scrivertene…
Quindi, se potessi darmi un colpo di telefono,
almeno ci sincronizziamo per farle davvero,
tutte queste cose.

treni

26 Apr

Sono in ritardo – come al solito.

Corro tra un marciapiede e l’altro, con il sudore sulla fronte che si mescola alle gocce di pioggia.
La banchina accanto al tuo treno è ormai vuota. Ti cerco nelle figure che riempiono la stazione.
Non ti trovo.
Esco sull’altro lato della stazione.
Su un muretto delle gambe attendono in un modo che mi è familiare.
Siedi triste e non ti importa niente della pioggia: temevi non venissi.
Ti accorgi dei miei occhi.
Mi guardi, non ti muovi.
Ti guardo, continuo a camminare verso di te.
Seguo il filo che ci unisce fino a raggiungere il muretto. Mi siedo accanto a te.
Stiamo in silenzio.
Hai le dita aggrovigliate nei capelli bagnati.
Quelle dita che occupano ogni mio pensiero…
Non succede niente. Qui. Mentre lì la città continua a correre, la pioggia continua a scendere, i treni continuano a partire e i minuti a passare.
Faccio un profondo respiro, e il tuo profumo mi inonda le narici. (non lo ricordavo così dolce)
Ti abbraccio.
La pioggia mi aiuta a nascondere le lacrime.
Non so quanto tempo sia passato così.
Le uniche parole che ci scambiamo sono tue: “Parte il treno”.
Non vuoi che ti ci accompagni.
Ma lo faccio lo stesso.
Sali, e io resto a guardarti dal finestrino.
Ti guardo, non mi muovo.
Mi guardi, lacrime. Scendono dai tuoi occhi fino alle tue labbra, che mi chiamano.
Il capotreno fischia.
Ti lascio al finestrino e corro; mi infilo mentre le porte si stanno chiudendo. Il treno parte.
Ed eccomi dal tuo stesso lato del vetro.
Sul sedile accanto al tuo c’è una signora; mi ci siedo in braccio e questa volta ti parlo io: “ciao”. E ti bacio.
Ora le lacrime scendono dai tuoi occhi alle mie labbra.
Sono salate.
Ma dolce è il tuo profumo.

Non mi piace perdere treni.