Archivio | giugno, 2011

gabbiani

20 Giu

Perché dobbiamo sempre correre da qualche parte? Perché deve sempre succedere qualcosa?
Oggi non succede niente.
Siamo fermi, tranquilli, persino sdraiati. Non su dell’erba.
Siamo su del verde, sì, ma non erba. Tipo erba sintetica piuttosto. L’hanno stesa qui, lungo il fiume perché arrivano le serate calde, così il fiume si ravviva con bancarelle e gente che non ha voglia di stare in casa.
Lampadine appese.
È faticoso camminare in mezzo alla gente, devi schivare, domandarti che traiettoria prenderà il tizio che sta puntando dritto verso di te, domandarti per quale motivo sei sempre tu a ruotare le spalle per non far male agli altri, mentre gli altri sembrano pronti a sfondarti lo sterno… Invece finalmente, le grandi moquettone verdi. Ai lati di questo fiume di gente lungo il fiume.
Sdraiati lì.
Vuoi qualcosa da bere?
No, manco quello. Solo sdraiati.
Le persone continuano a camminare dividendosi in due: gli spalloni e gli evitaspalle.
Noi, spalla a spalla, li guardiamo.
E guardiamo il fiume oltre a loro, che continua ad osservare e sapere.

Lo skyline di questa città non è forse New York, ma è più caldo, è meno studiato, sono come tanti castelli di sabbia.
Qualche guglia, qua e là. E qualche gabbiano che ci riposa sopra. Invento storie per te:
“Vedi, su quella guglia ha scolpito un gabbiano appollaiato; è simbolico, perché può apparire goffo, eppure quell’essere può volare”. “Ma no, dai, è un gabbiano vero!”.
Ridi.

Respiriamo. Lenti.
Mi accorgo del tuo respiro, forse nello stesso momento in cui tu ti accorgi del mio: sono sincronizzati.

La gente comincia a diminuire. Le spalle sono più spensierate, ma stanche. Le lampadine si spengono.
Ci alziamo.
Andiamo verso la macchina. Prima di salire ti sfioro il braccio, e ti indico la guglia di prima: il gabbiano è ancora lì.
Ridi.

 

 

Sopra di noi due gabbiani volano vicini.

matrimonio

6 Giu

È il giorno più atteso. Per alcuni il più bello.
Per altri una noiosa giornata fra parenti.
Per altri ancora una lunga abbuffata.
Io sono finito qua un po’ per dovere e un po’ per educazione.
Mi sono svegliato all’ultimo, infilato un completo a caso con una camicia ancor più a caso, e una cravatta che… quella non ricordavo nemmeno di averla messa.
Messa. Mi perdo tra affreschi, vetrate e colonne.
(ok, per non smentirmi qualche goccia di commozione la verso…)
Riso, bla bla… Ed eccoci al ristorante.
Con chi sarò finito nella magica ruota della divisione dei tavoli? Non conosco nessuno.
Entro nella sala, cerco il mio tavolo, mi siedo, saluto, lettura del menu, applauso agli sposi, mi rigiro verso il mio piatto… no, aspetta: una figura mi è rimasta impressa… torno a voltarmi verso l’altro tavolo, due tavoli oltre il mio… bellissima!
Stai ridendo insieme a delle tue amiche. Hai uno di quei vestiti non appariscenti, ma che denotano buon gusto e molta più riflessione a riguardo rispetto alla mia. Anche il trucco è sobrio, e i capelli curati. Muovi le mani con attenzione.
Arrivano gli antipasti, e sono costretto a voltarmi verso il mio piatto… Cerco di aprirmi una bocca sulla nuca, pur di guardarti… Devo assolutamente cambiare di posto, non posso darti le spalle!
Fortunatamente riesco a convincere un cugino di decimo grado a scambiarci; sempre lontani, ma almeno ora posso guardarti: mangi composta e ascolti con attenzione i discorsi degli altri, anche se sembrerebbe che… ma no, sarà stata un’impressione… eppure, ecco, ancora! Mi hai guardato! Possibile? Resto con la forchetta a mezz’aria, vicino alla bocca aperta… ecco, di nuovo, mi stai guardando! E mi sorridi!
Sono bellissimi i tuoi occhi quando si stringono nelle tue gote sorridenti!
Non so quanto tempo sono rimasto immobile così, ma il cameriere alla fine mi ha tolto la forchetta di mano e sono rimasto a bocca asciutta e aperta.
Mi parlano e cerco di interagire per apparire una persona normale, dato che questi lontani parenti li vedrò forse solo in questa occasione… Ma i miei occhi cercano sempre te, per gioire nell’illusione di incrociare il tuo sguardo.
Passano così le ore e le pietanze, ci si stringe tutti attorno alla torta; cerco di avvicinarti, riesco ormai a sentire il tuo profumo… è dolce… ma mi rifilano il dolce in mano, e siamo divisi ancora.
Effettivamente non avrei saputo cosa dirti: è un’altra la coppia che si unisce oggi!
Si aprono le danze.
Vorrei provare a ballare con te, ma perché rovinare l’eventuale buona idea che puoi avere di me?
Qualche ragazzo nettamente ubriaco però non si fa di questi problemi, e sei bella quando ti diverti.
E sei anche meravigliosa nel donarmi qualche sguardo tra un sorriso e l’altro.
Sarai amica dello sposo o della sposa? Sarai un’imbucata? Mi dimentico di indagare, perché non posso perdere nemmeno un attimo di te.
Ti guardo sederti.
Mi guardi guardarti.
Ti guardo sorridermi.
Mi guardi guardarti.
Ti guardo prendere la borsa.
Mi guardi guardarti.
Ti guardo prendere la bomboniera.
Mi guardi guardarti.
Ti guardo salutare gli sposi.
Mi guardi guardarti.
Ti guardo uscire dal ristorante.
Mi guardo solo.
Mi guardo inseguirti al parcheggio.
Ti guardo guardarmi.

Ti avvicini – riecco quel profumo che ormai riconoscerò tra mille:
“Allora, che vogliamo fare?”
“Ci… scambiamo i numeri?”
“No…”
“Posso almeno sapere come ti chiami?”
“No, è più divertente così…”
“E allora come posso fare a rivederti?”
“Se dovrà essere, accadrà”
“Dovrò aspettare il prossimo matrimonio?”
“Forse. Ma tranquillo, ho preso il bouquet: magari il prossimo matrimonio sarà il nostro”.