Archivio | Mag, 2011

canzoni

16 Mag

La notte mette sempre alla prova.
Ne abbiamo già parlato, sai quanto la malinconia mi schiacci una volta sceso il buio.
E hai detto di capirmi, che anche per te è lo stesso.
Per questo, oggi che hai finito tardi di lavorare, quando finalmente esci, mi trovi lì ad aspettarti.
Sei felice, mi abbracci e mi sorridi, ma è un sorriso stanco: è stata una giornata lunga e pesante.
Ti scusi, ma non ce n’è bisogno: non mi aspettavo certo dei salti di gioia, capisco la stanchezza. Volevo solo portarti questo cestino. E te lo consegno: un piccolo cestino da pic-nic.
Siamo in due macchine separate, ma almeno non fai la strada del ritorno totalmente sola.
Mi guardi nello specchietto e sorridi: ho sempre attenzioni per te… Ti domandi se tu riesca a farmi sentire altrettanto importante. Ogni volta invento qualcosa di nuovo… anche oggi, questo cestino… Ah già, per la stanchezza non lo hai nemmeno aperto: ci sono piccole cosucce da mangiare, e un cd.
Lo metti nella radio.
Inizia l’intro di una delle tue canzoni preferite. Arriva la parte cantata, ma è un po’ diversa… oltre alla voce del cantante ce n’è un’altra: la mia.
(Canto come mio solito: male.)
Ti metti a cantare anche tu.
Ed eccoci a rientrare a casa, nella notte, come se fossimo nella stessa macchina: cantando insieme.

Metti le quattro frecce, e accosti.
Preoccupato mi fermo dietro di te. Scendo e vengo al tuo finestrino. Lo abbassi e mi permetti di sentirci cantare.
Il tuo sorriso non è più stanco.
“Grazie”.

autostrade

9 Mag

La linea bianca sul grigio dell’asfalto…
Mi canto questo verso ogni volta che viaggio per un po’ in autostrada.
Ci sono vari momenti durante le giornate in cui mi capitano delle cose e, inevitabilmente, mi ritrovo a cantare certe parti di canzoni… sempre le stesse.
In autostrada è questa.
Ma poi mi interrompo: è di qualche anno fa… e certe canzoni mi danno troppa malinconia.
Accendo la radio.
Peggio.
Sono in viaggio da un po’. Sono partito all’improvviso, senza nemmeno parlarmene; sono salito in macchina che il sole stava tramontando, ora vedo solo i pallini rossi delle macchine davanti a me.
Ok, la radio ci azzecca sempre quando vuole dirti qualcosa… questa musica non la reggo da solo. Mi invento che devo fare benzina: autogrill.
Scendo dalla macchina, mi sgranchisco nell’oasi sempre ferma, ma la vedo, la radio, ancora lì dentro ad aspettarmi…
In autogrill succede sempre qualcosa da portarti dietro per un po’ di strada… Ma il sedile accanto al mio è vuoto.
E la radio infierisce.

Arrivo in una città che non conosco.
E che non conosci neanche tu.
Ma sei di passaggio qui.
E io dovevo parlarti di quelle canzoni.
Sms.
Sei sorpresa e felice.
Ci troviamo in una piazza che non conosciamo. Infatti non ci troviamo. Ma riconoscerei la tua figura tra mille: ti vedo passare mentre cerchi riparo dal vento e ti infili sotto i portici.
Ti seguo.
Ti guardi attorno, ma non mi trovi. Ti vedo frugare nella borsa e tirare fuori il telefono.
Una suoneria di sms ricevuto arriva da dietro di te; ti volti ed eccomi pronto ad accogliere quel tuo sorriso.
Mi abbracci. Forte. Non so quanto tempo passiamo così.

Riempiamo spazi con le nostre parole. Esploriamo pensando solo ad esplorarci.
Passeggiamo fino all’alba.
È sempre bello fare colazione insieme…
Tu devi ripartire.
E io mi ritrovo a cantarmi “la linea bianca sul grigio dell’asfalto…”.

biciclette

2 Mag

È bello andare in bicicletta. La città è rallentata. I tempi li decidi tu. La tua forza decide il vento sul tuo viso. Viso ora rinfrescato dall’aria, ora scaldato dal sole. Le foglie delle betulle disegnano greche sfuggevoli sulla tua faccia che gode di questa giornata.
Nei tuoi occhi chiusi il sole illumina e si nasconde veloce.
Apri gli occhi, ti volti: ti sto seguendo con la mia bici, pronto a cogliere il tuo sguardo, ti sorrido.
Sei felice. Hai tutto ciò che potresti desiderare dalla vita: noi due. Una mattina di sole. Le biciclette. La nostra casa. Le foglie. Il cinema. Le storie. Un ritmo andante. Una malinconia e la possibilità di condividerla con la persona giusta. La vita dolce e semplice.
La felicità ti rende lucidi gli occhi; sorridi; le lacrime volano verso di me, rispondendo qua e là alla luce del sole.
Senza dirci niente c’è tra noi una bella gara: a chi è più felice.

Ci siamo svegliati presto questa mattina, o meglio, mi hai svegliato presto, perché sai che avrei dormito fino a tardi, per poi pentirmi di aver perso l’ennesima giornata. Così mi hai tirato giù dal letto e infilato su una bicicletta; e ora eccomi qui a respirare tra i boschi, sorprendendomi per la complessità di ogni foglia e per i disegni che sanno fare sotto al cielo.
Esco dai miei pensieri appena in tempo per frenare: ti è caduta la catena.
Ci penso io: “bisturi”, chiedo porgendoti la mano.
Stranamente la mia laurea in ciclochirurgia serve solo a sporcarmi di olio… Ma il mio essere ridicolo serve a far fermare un signore gentile che ti rimette in sesto la bici.
“Ah, se non ci fossi io…!”, commento mentre riprendiamo a pedalare.
E ridiamo.
Gli uccellini suonano trombe lucenti per accompagnarci.
Mi piace immaginare la sinfonia che stanno seguendo e quale ruolo possiamo avere noi nella loro orchestra.
Esco dai miei pensieri appena in tempo per franare a terra: mi è caduta la catena.
Mi rialzo e, con la mia laurea, ci penso io, urlando: “Signore gentile, è caduta anche a me la catena!”.